ilvicinato@ - Fonte Unione delle Chiese metodiste e valdesi - «Naaman, alto
ufficiale del re di Aram, è stato appena guarito dal profeta Eliseo da una
malattia. La sua vicenda però non finisce con la ritrovata salute, ma culmina
in una conversione. Naaman ha una nuova consapevolezza: “ora so che non c’è
alcun Dio in tutta la terra, se non in Israele” e si sente legato ad una nuova
obbedienza, “non offrirà più olocausti né sacrifici ad altri dèi, ma solo al
Signore”. C’è però un problema: il suo ufficio lo costringe ad unirsi agli atti
di culto del suo sovrano, contraddicendo i propositi che ha appena espresso.
Chiede che gli sia perdonata questa incoerenza, evidentemente “esteriore”,
visto che la sua coscienza è vincolata alla scoperta che ha appena fatto. La
risposta del profeta è assai “liberale”: dicendogli “va’ in pace!” non lo sta
semplicemente accomiatando senza pronunciarsi, ma lo lascia con una
approvazione. Vi sono parole della Bibbia che pongono severi aut aut, come:
“Non si può servire Dio e Mammona …”, che chiedono rotture esplicite e non
soltanto distacco interiore. Tra il “vai in pace!” di Eliseo e quelle parole si
crea un campo di tensione, in cui viviamo la nostra fede. Se ci sentiamo chiamati
ai programmi radicali, se ci affascina la parola “coerenza”, se aspiriamo ad
una sorta di immacolatezza, lasciamoci innanzitutto provocare dalla risposta di
Eliseo. Se incliniamo a non curarci dei nostri conformismi pensando che basta
la libertà che sentiamo dentro, ascoltiamo innanzitutto gli aut aut della
Bibbia». Da
una riflessione di Daniele Garrone, Pastore evangelico