ilvicinato@ - Fonte Unione delle Chiese metodiste e valdesi - «(…)
Se penso al nostro parlare di oggi, attraverso i social media, mi prende
l'affanno. Appena lanci sulla piazza virtuale un'opinione, una proposta vieni
applaudito o insultato. O bianco o nero. Mancano gli argomenti, le analisi
storiche che permetterebbero di capire meglio i fenomeni di odio, di razzismo,
di emarginazione. La nostra sfida riguarda il modo con cui stare oggi nel mondo
del web (con tutte le sue possibili manipolazioni e fake news) cercando però di
parlare al cervello più che alla pancia. Come credenti e cittadini digitali
abbiamo la responsabilità di mantenere alto il livello delle riflessioni, con
argomenti che non prescindano mai dalla nostra responsabilità personale.
Tentando di offrire un contributo critico capace di smascherare l'odio e le
pulsioni distruttive in nome di una possibile e necessaria convivenza tra
diversi. La sfida è muoversi senza cedere a polemiche violente, insulti,
disprezzi ma esprimendo con cura e autocontrollo le proprie ragioni. In fondo
siamo chiamati a rispettare (vorrei dire amare) chi non la pensa come noi. Al
gioco al massacro che, sovente si svolge sui social media fomentato da un
inaudita crudeltà, occorre contrapporre la nostra coscienza critica (e storica)
per garantire a tutti spazi di libertà, prendendo le distanze da logiche violente
e sguaiate quasi che chi grida di più o sbatte i pugni sul tavolo abbia ragione. La Parola in cui crediamo è
testimoniata, anche, dalle nostre parole scritte e pronunciate». Alcuni
stralci di una riflessione di Giuseppe Platone, Pastore
evangelico