lomarchetti@ - «Eravamo
agli inizi degli anni ’70 e quella sera, dopo la riunione del comitato comunale
della Fgci (giovani comunisti) di Piombino, eravamo andati a mangiare una pizza
da Pratesi in Corso Enghels, ora via Vittorio Emanuele. Fra una chiacchiera e
l'altra, e in attesa di cambiare il mondo, eravamo giunti in piazza Verdi. Erano
le 22.00 perché l’aria era invasa dal tipico odore della colata dell’altoforno
dell’acciaieria che avveniva a quell’ora. Da
Corso Italia giunse sparata un’automobile: frenò a secco, si spalancò la
portiera inferiore e fu scaricato un sacco. No, non era una balla di fieno, ma un
essere umano, fra l’altro era un omone. Noi ci avviciniamo, e con noi si accostarono
anche gli astanti del vicino Bar Cristallo. In quell'uomo io riconobbi un mio
paesano: com'era finito lì? E più che altro, perché? Non l'ho mai saputo! Nel frattempo arrivò
l'ambulanza, lo caricarono e lo portarono all’ospedale di Villamarina. Quando, anni dopo, lo incontrai a Rio Marina, non gli chiesi nulla.». Lorenzo M.
