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| Minatori in lotta |
lomarchetti@
- «A Rio Marina in via Principe
Amedeo, dove ora c’è il circolo del Pd, fino alla metà degli anni ’70 c’era la
sede del Sindacato provinciale minatori della Cgil, qui, oltre alle riunioni
sindacali, c’era pure l’ufficio del patronato Inca, ma anche assemblee di
condominio e momenti d’incontro promossi dalle associazioni paesane, fra cui le
conferenze promosse dal circolo giovanile C’importa! Proprio durante una di
queste iniziative si ebbe un momento di tensione. Da Livorno era venuto un abile
conferenziere, non ricordo chi fosse e nemmeno l’argomento trattato, ma costui
vista la sala con più di quaranta persone (tale era la capienza del locale),
tutte stipate e alcune fuori dell’uscio, affermò “Mi auguro che per la prossima
volta gli organizzatori trovino un locale più ampio”. Dal pubblico, udite
questa raccomandazione, si levò il Perallini e rivolto all’oratore con voce fragorosa
e tono minaccioso disse: “Come ti permetti d’offendere il nostro sindacato? Semo
minatori, semo ignoranti ma tu non ti puoi permettere d’insultare la nostra
organizzazione! Se ti va è così, assenò ganzino scarpina! ”. Il nostro conferenziere
ammutolì, anzi sbianco in volto (pensò: ma dove sono capitato?) però, Fabrizio
si precipitò a calmare gli animi e spiegare che Milvio aveva frainteso quanto
ascoltato, insomma, con quella frase l'oratore non si rivolgeva al sindacato minatori, il suo era un semplice suggerimento ai giovani organizzatori. Milvio capì, ma non chiesescusa, a ogni modo le acque si calmarono e tutto ritotorno nella normalità». Lorenzo M.
