ilVicinato@ -
Fonte notizia stampa locale - «Da quasi un anno
nell’istituto vengono sistematicamente trasferiti detenuti, provenienti da
altre carceri, per motivi di ordine e sicurezza. Si tratta di detenuti con pene
relativamente brevi rispetto a quelle a cui sono sottoposti i detenuti
“storici” di Porto Azzurro. Molto spesso sono individui con grossi problemi sia
psichici sia comportamentali, sovente stranieri e con vissuti problematici, non
curanti delle regole, che non hanno niente da perdere e che nella maggior parte
dei casi mettono a serio rischio la gestione dell’istituto con comportamenti
aggressivi e violenti. In un istituto come quello di Porto Azzurro a media
sicurezza e con le sezioni aperte è altamente pericolosa la loro presenza
poiché spesso, incuranti delle leggi e delle norme della convivenza civile,
creano situazioni fortemente critiche e che finora, solo grazie alla
professionalità del personale di polizia, della direzione e dell’area
educativa, non sono degenerate in situazioni irreversibili, ma ci siamo andati
molto vicini (…) La casa di reclusione di Porto Azzurro, un tempo fiore
all’occhiello dell’esperienza carceraria italiana, sta diventando un luogo
davvero di pena, non nell’accezione giuridica del termine, ma nel senso che le
difficoltà e le sofferenze sono diventate per tutti insopportabili. Insomma,
questa situazione di grande emergenza vanifica la reale possibilità di tutela
dei detenuti e del personale tutto (…)». Raimonda
Lobina, garante dei diritti dei detenuti della casa di reclusione di Porto
Azzurro
