Pd, troppe rissosità. La gente non capisce e il terremoto è forte. Senza una idea anch’essa forte, un partito come questo può anche decomporsi
ilVicinato@libero.it - La politica di Bersani è giusta e io la condivido. Rifletto però sul fatto che parte della nostra base militante è molto confusa e assiste quasi smarrita a questo spettacolo indecente di personalismi e di rissosità. Rischiamo di segare il ramo su cui siamo tutti seduti. Il problema che mi assilla è come si forma il pensiero del nostro popolo. E chi lo forma. Che rapporto c’è tra dirigenti e diretti? Non sto svolazzando nel mondo astratto dei pensieri. Parlo del cuore vero della politica per una forza che voglia essere autonoma rispetto al modo come il potere (comprese le tv e i giornali) detta l’agenda politica. Sbaglia chi alza le spalle e pensa che, dopotutto, sono le decisioni del vertice quelle che contano perché alla fine, come diceva De Gaulle, «l’intendenza seguirà». Forse non ci rendiamo conto del punto a cui è arrivato il distacco (e il disprezzo) della gente per la politica. L’intendenza non seguirà se non capisce. La mia domanda a Bersani è allora questa: quanto regge la democrazia italiana senza un partito più unito e più militante? E come si forma un simile partito senza il collante di una forte e chiara idea di sé e del suo ruolo? (...) Mi chiedo se ci rendiamo conto di quello che sta succedendo. Se vediamo i segni di un collasso possibile della democrazia repubblicana: la nascita di un razzismo feroce, il dominio delle mafie su intere regioni mentre il Parlamento non fa più le leggi ma passa i decreti del governo, un ministro leghista che controlla il ministero dell’Interno. E se quindi non vediamo il compito (e il ruolo) che sta davanti a noi. Io sbaglierò ma penso che il tempo di Berlusconi stia scadendo. Il Cavaliere resisterà ma non ha più nulla da dire (…) Alfredo Reichlin