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Unione delle Chiese metodiste e valdesi - «Il cuore, nel mondo antico, era considerato la sede non soltanto dei
sentimenti, ma anche dei pensieri. Era considerato il motore delle azioni e
delle scelte, tanto spontanee quanto meditate (…) L’esempio più calzante del
cuore puro è quello di un bimbo piccolo, di un anno e mezzo, che non ha una
propria coscienza autonoma sul bene e sul male. Non sa che cosa è bene e che
cosa è male, ma si fida della parola della mamma, si ferma quando la mamma gli
dice di fermarsi, corre verso di lei quando lei lo chiama. Non conosce una
divaricazione tra pensiero e sentimento, o tra obbedienza e ideale, non
rimugina cose del tipo “Non sono d’accordo, ma obbedisco perché mi conviene”
oppure “Non appena potrò farlo, presenterò il conto della mia obbedienza”. No.
Il sentimento e il pensiero sono uniti nell’ascolto e nell’obbedienza della parola
della mamma. Perché questo avvenga, occorre che il bambino, come anche il
discepolo, non sia interiormente solo, ma abbia una presenza da seguire e una
parola da ascoltare. Quando questo viene fatto con semplicità, cioè senza
doppiezza, allora il cuore è puro. Oggi tante persone si dichiarano cristiane
nella misura in cui il loro cristianesimo è contenibile all’interno della
propria autonoma architettura spirituale ed è ospitabile all’interno dei propri
valori di riferimento. Questo non significa avere un cuore puro (…) Scrive
Dietrich Bonhoeffer: Vedrà Dio solo chi, in questa vita, ha guardato unicamente
a Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Il suo cuore è libero da immagini che possano
macchiarlo, non è trascinato ora qui ora lì dalla molteplicità dei propri desideri
e delle proprie intenzioni. È tutto intento a guardare Dio. Vedrà Dio colui il
cui cuore è divenuto specchio dell’immagine di Gesù Cristo». Brani tratti da
una riflessione di Emanuele Fiume, Pastore evangelico