ilVicinato@ - «Leggo con piacere sulla stampa locale che una “Notte
dell’archeologia” quest’anno è dedicata
alla Villa Romana di Capo Castello, definita giustamente “un monumento
nascosto”. Nell’auspicio che i resti di questa meravigliosa villa marittima, la
seconda per importanza dopo quella delle Grotte, possano un giorno risorgere
dal loro oblio e siano fruibili dal pubblico, propongo alcuni passi
sull’argomento contenuti ne “Il mio Cavo tra immagini e memoria”. Vincenzo
Mellini ipotizza una “magnifica”,
“grandiosa” villa “della quale i fabbricati di Capo di Mattea e quelli di Colle
del Lentisco non erano che necessarie appendici”. L’ampio edificio, circondato
su tre lati da giardini con aiuole di fiori, bordure di vario tipo,
sempreverdi, statue e fontane, doveva essere
composto dalle parti tipiche della villa romana, si articolava
probabilmente su due piani e possedeva “pavimenti marmorei di forme ricche e
variate”, spesso a mosaico, mentre le pareti erano “riccamente decorate”. Se
dalla costa e dai suoi “capi”, si passa sul Colle del Lentisco, troviamo altri
interessanti ruderi legati alle costruzioni
di cui si è precedentemente parlato. Qui si trovava infatti la cisterna
che assicurava il rifornimento d’acqua agli edifici di Capo di Mattea e Capo
Castello. Quest’acqua proveniva da varie fonti: Vignola, Chiusa e Gualdo. Il
fabbricato è stato minuziosamente osservato dal Mellini, che ce lo descrive.
Alto sul livello del mare 60 metri, era formato da tre stanzoni coperti da
volte e comunicanti tra di loro, terminanti nella parte superiore “con una
spianata a guisa di terrazza (solarium). Il piccolo fabbricato che sorgeva sul
solarium potrebbe essere stato un tempietto con pronao formato da sei colonne
di pietra calcarea e di “fattura rusticana”, destinato al culto delle divinità
protettrici delle acque e delle sorgenti come le Ninfe e le Driadi o divinità invocate per la salute o la
fecondità. A proposito delle colonne, Mellini ipotizza che esse siano state
successivamente utilizzate per la chiesetta di San Bennato, quando il
cristianesimo prese il sopravvento sul paganesimo». L’articolo
completo di Maria Gisella Catuogno è pubblicato sul giornale online www.elbareport.it
