ilVicinato@ - Fonte notizia riforma.it - «Quando
Israele fu strappato dalla terra d’Egitto, si chiese: come farò a camminare
lontano dalle trappole della schiavitù? Come farò a parlare la lingua
sconosciuta della libertà? Dio, allora, fece un dono al suo popolo: la Torà,
una grammatica di libertà. Quando i discepoli ricevettero l’annuncio che le
catene della morte erano state definitivamente spezzate, si chiesero: come
faremo a proclamare al mondo questo messaggio di liberazione? Dio, allora, fece
un dono: lingue di fuoco, voce divina discesa dal cielo. Facilmente ricordiamo il
mito di Babele, dove le lingue vengono moltiplicate da Dio per salvare i popoli
dall’idolo del pensiero unico. La lingua di Pentecoste è anche parola di
libertà: non ci appartiene; come il vento, soffia dove vuole e non puoi
reclamare su di lei il copyright. È voce ecumenica, che dovrebbe echeggiare
nella Chiesa universale. Non genera invidia, quando l’altra confessione la
riscopre o ne impara il vocabolario; piuttosto, produce frutti di stupore,
gioia e gratitudine. Il Dio di Mosè e di Gesù non è latitante,
comunica parlando una lingua divina che non è esattamente la nostra: è la
lingua di Pentecoste».
