15 maggio 2016

LE CHIESE E LA LINGUA DI PENTECOSTE: “Una parola di libertà di cui non abbiamo il copyright. La Pentecoste celebra la nascita della Chiesa, ma è una festa meno sentita rispetto al Natale e alla Pasqua. Per quale motivo?”

ilVicinato@ - Fonte notizia riforma.it - «Quando Israele fu strappato dalla terra d’Egitto, si chiese: come farò a camminare lontano dalle trappole della schiavitù? Come farò a parlare la lingua sconosciuta della libertà? Dio, allora, fece un dono al suo popolo: la Torà, una grammatica di libertà. Quando i discepoli ricevettero l’annuncio che le catene della morte erano state definitivamente spezzate, si chiesero: come faremo a proclamare al mondo questo messaggio di liberazione? Dio, allora, fece un dono: lingue di fuoco, voce divina discesa dal cielo. Facilmente ricordiamo il mito di Babele, dove le lingue vengono moltiplicate da Dio per salvare i popoli dall’idolo del pensiero unico. La lingua di Pentecoste è anche parola di libertà: non ci appartiene; come il vento, soffia dove vuole e non puoi reclamare su di lei il copyright. È voce ecumenica, che dovrebbe echeggiare nella Chiesa universale. Non genera invidia, quando l’altra confessione la riscopre o ne impara il vocabolario; piuttosto, produce frutti di stupore, gioia e gratitudine. Il Dio di Mosè e di Gesù non è latitante, comunica parlando una lingua divina che non è esattamente la nostra: è la lingua di Pentecoste».