26 luglio 2016

LE OPERE DEL REGIME E LE MODIFICAZIONI DEL PAESAGGIO: “L'autocrate difende con ferocia le sue creature, e riversa le sue meschinità sugli oppositori”

ilVicinato@ - «C'è un tratto comune negli autocrati di tutte le epoche e di tutti i luoghi del pianeta: la maniacale fissazione di celebrarsi, lasciando a contemporanei e posteri le cosiddette "opere del regime", grandi costruzioni, modificazioni del paesaggio. Talvolta questi interventi si inseriscono nella storia umana come testimonianze del bello, del moderno, del funzionale, del colto, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, ci si trova in presenza del sonno della ragione che genera mostri ed eco-mostri. E l'autocrate è pronto a difendere perfino con ferocia le sue "creature", a riversare le sue meschinità sugli oppositori, sindacando sui titoli e sulle competenze altrui e non disponendone affatto, non peritandosi di brigare lontano dalla luce del sole, di negarsi alla pubblica discussione, accusando poi il prossimo, anzi i prossimi, di praticare la menzogna, la non trasparenza, il complotto, perfino la disonestà intellettuale (…)». L’articolo completo di Sergio Rossi è pubblicato sul giornale www.elbareport.it