ilVicinato@ - «C'è un tratto
comune negli autocrati di tutte le epoche e di tutti i luoghi del pianeta: la
maniacale fissazione di celebrarsi, lasciando a contemporanei e posteri le
cosiddette "opere del regime", grandi costruzioni, modificazioni del
paesaggio. Talvolta questi interventi si inseriscono nella storia umana come
testimonianze del bello, del moderno, del funzionale, del colto, ma, nella
stragrande maggioranza dei casi, ci si trova in presenza del sonno della
ragione che genera mostri ed eco-mostri. E l'autocrate è pronto a difendere
perfino con ferocia le sue "creature", a riversare le sue meschinità
sugli oppositori, sindacando sui titoli e sulle competenze altrui e non
disponendone affatto, non peritandosi di brigare lontano dalla luce del sole,
di negarsi alla pubblica discussione, accusando poi il prossimo, anzi i
prossimi, di praticare la menzogna, la non trasparenza, il complotto, perfino
la disonestà intellettuale (…)». L’articolo
completo di Sergio Rossi è pubblicato sul giornale www.elbareport.it