ilVicinato@ - Fonte notizia huffingtonpost.it -
Andrea Orlando a Firenze, nel tardo
pomeriggio di lunedì scorso: «Ritengo che il Pd rischi di non
sopravvivere a una lotta nel fango e quindi ho ritenuto opportuno mettermi in
gioco. Nel momento in cui, dopo dicembre, il sistema maggioritario è venuto
meno, è sempre più difficile che il segretario del partito di maggioranza
relativa sia anche il premier. Io non potrei essere premier e segretario. Non
sarò l’uomo solo al comando, voglio fare solo il segretario del partito e avrò
uno stile diverso da Renzi. Sinora le discussioni negli organismi si
concludevano, dopo infuocati dibattiti, con la parola magica “contiamoci”. Non
sarà più così. Come sapete non sono neanche un grande oratore, però insieme,
possiamo farcela». Per un’ora ha parlato di “un nuovo Pd”, “da rifondare”, di
un “partito nuovo per una fase nuova” di povertà, periferie, dei limiti della
rottamazione, presenta la sua candidatura come una necessità, non come uno
sfoggio narcisistico, tratto che invece accomuna i suoi competitori.
