ilvicinato@ - Fonte Unione delle Chiese metodiste e valdesi
- «Il ragionamento è
giusto. Non possiamo non aderire a questo programma per i poveri. È lei, la
donna di Betania, che non va. E perché non va? Perché ha fatto qualcosa che non
è utile. Qui tocchiamo il nerbo del testo e della nostra vita: l’utilità. Tutto
dev’essere utile. Ciò che non è utile, appunto, è inutile. Devo essere utile,
rendermi utile. Altrimenti sono inutile. Tutto è sottoposto al giudizio
dell’utilità (…) Davanti al tribunale dell’utilità è drammatico sentirsi
inutili. Non cogliamo la novità, la bellezza del gesto dirompente della donna.
Continuiamo a ragionare come abbiamo sempre ragionato. A proporre quel che
abbiamo sempre proposto. A programmare quel che abbiamo sempre programmato. La
nostra memoria continua a fare quel che ha sempre fatto. Il nostro cuore
continua a fare quel che ha sempre fatto. Lei, sprecona, non può entrare e
rompere. C’è già una padrona: l’utilità, indignata, non tollera la memoria di
lei. Infatti, la rimuove. L’idolo dell’utilità è forte. Forte come la morte. Ci
vuole la tenera forza della donna che rompe il prezioso vaso. Che entra e
spezza l’assoluto valore dell’utilità. Per sprecarsi. Per Cristo». Alcuni stralci di una riflessione di Winfrid Pfannkuche, Pastore evangelico
