ilvicinato@ - Fonte Unione delle Chiese metodiste e valdesi - «Un dipinto
tragico della realtà umana: in una piccola barca in mezzo ad un mare di
incertezze e, allo stesso tempo, gettiamo al buio le nostre speranze. Tutta la
notte. Tutta la vita. Non sapendo che pesci pigliare. Interpellati da uno
straniero in riva al mare, i discepoli fanno da portavoce alla tragedia umana.
E qui il dipinto diventa una fotografia di estrema attualità. Quello straniero
sulla riva del nostro mare rischia di essere picchiato, che i pescatori
scarichino le loro frustrazioni su di lui. Perché mette il dito sulla piaga (…)
Ecco, un altro dipinto dell’esistenza umana, quella luce nelle tenebre: un
Caravaggio o un Rembrandt. Guardiamo ancora una volta i due dipinti. Quello
della disperata pesca notturna e quello dell’alba con il Signore in riva al
mare: non sono due dipinti separati, non sono due storie separate. Se dunque
quel quadro d’insieme dipinge la nostra anima, la nostra esistenza, la nostra
esperienza è capovolta: se credevamo di essere in mezzo alla vita circondati
dalla minaccia della morte, dopo Pasqua dobbiamo ridisegnare la nostra
esistenza: siamo in mezzo alla morte, siamo in mezzo al mare della morte, ma
circondati dalla vita, dalla riva, dalla terra promessa della vita. La certezza
non è la vita, la vita è un gettare le speranze nel mare di incertezze. La
certezza è là sulla riva dove ti chiama quel chissà chi è, mentre il fratello,
la sorella accanto a te ti ricorda che è il Signore». Alcuni stralci
di una riflessione di Winfrid Pfannkuche, Pastore evangelico