ilvicinato@ - Fonte Unione delle Chiese
metodiste e valdesi - «Le parole
profetiche di Isaia sembrano ancora una volta sconfessate dalla storia. Le
immagini che arrivano dalla Siria sul conflitto tra la Turchia di Erdogan e
l’enclave curda siriana ci riportano ancora una volta a fare i conti con una
guerra insensata che produce morte e desolazione soprattutto tra i civili e in
particolare tra i più indifesi e incolpevoli, i bambini e le bambine. Mi chiedo
se dobbiamo arrivare a loro, ai loro pianti e alle loro facce terrorizzate, per
renderci conto di quanto la strada delle armi e delle guerre sia la follia
della nostra umanità. I bambini non sono solo le vittime delle guerre, ma anche
gli spettatori inconsapevoli di un modo di agire dei grandi che li segnerà
profondamente. Ciò che mi colpisce maggiormente della profezia di Isaia è che
si dica che le nazioni non impareranno più la guerra. Non tanto che non la
insegneranno più, che smetteranno di praticarla, ma che non la impareranno,
cioè che saranno rese estranee a questa logica, quasi impermeabili. Allora gli
strumenti di morte saranno trasformati in strumenti di vita, i gesti di offesa
in gesti di riconciliazione. Isaia è consapevole che questa trasformazione non
dipende da noi, ma dal Signore che viene a giudicare le nazioni, a far da
arbitro tra i popoli. Venga dunque il Signore a trasformare le nostre menti, a
riconciliare le nazioni, a ridare un sorriso e un futuro ai bambini». Alcuni stralci di una
riflessione di Marcello Salvaggio, Pastore evangelico
