umbertocanovaro@ - «Sappiamo che l’atrio è
il locale d'ingresso di un edificio o di un complesso architettonico di
notevoli dimensioni. Nell’antica Roma, rappresentava il cortile coperto su cui
si aprivano i locali destinati al soggiorno e al riposo. Ma il termine,
derivante proprio dalla lingua latina, declinando il sostantivo “ater”, ha il
significato di nero, scuro. Perché quindi l’accostamento fra queste due parole?
Bisogna risalire ancora più indietro nel tempo, quando le case, fatte di paglia
e legno, erano soggette ad incendi per via delle accensioni al loro interni, a
scopo culinario e di riscaldamento.
Tant’è che i focolai venivano accesi al centro della stanza per evitare
la vicinanza a pareti infiammabili. I patrizi Romani perfezionarono questo
sistema, creando un’apposita stanza nella quale accendere i fuochi, le cui
pareti giocoforza si annerivano (ater) per il fumo: appunto, gli atri. Da qui
il nome, transitato a indicare i locali di accesso». Umberto Canovaro
