umbertocanovaro@ - «La speranza di tutti è che ci sia nell’aldilà
questo luogo meraviglioso dove far dimorare la nostra anima, senza pena e
sofferenza. Nell’antichità veniva rappresentato come un luogo quasi fisico (era
aggiunto il termine terrestre fino al VI sec. d.C.) dove le delizie erano più
che altro corporali, per meglio far comprendere ad un’umanità di semplice
cultura, il dono delizioso che spetta agli uomini buoni e giusti. La parola
deriva dal persiano “pairidaez”, che sta per
giardino o parco. La tradizione cristiana collocò infatti Adamo ed Eva
in un giardino colmo di frutti, ed il termine per indicarlo fu assunto dal
greco “paradeisos”, che lo aveva mutuato appunto dalla Persia. La scelta di
questo termine per tale designazione fu determinata dalle parole di Gesù
morente che disse al ladrone pentito: "In verità ti dico, oggi con me
sarai nel paradiso" (Luca, XXIII, 43). Ma anche altri passi della
Scrittura influirono sulla scelta di questo termine: per esempio, le parole di
S. Paolo che dice di essere stato rapito "nel paradiso" (II Cor.,
XII, 4)». Umberto Canovaro
