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- «Quello che colpisce Rio è che pare non si possa fare a meno del nemico. Anche
un procedimento analogo è raccontato da Koestler: nei processi Staliniani si
costruiva prima l’immagine del nemico e poi si persuadeva la vittima a
riconoscersi in quel ruolo. Non è necessario raggiungere i deliri di 1984 (romanzo di George Orwell, pubblicato nel
1949, ndr) per identificarci come esseri che necessitano di un nemico. Oppure
Sartre in “Huis clos”. Da un lato possiamo riconoscere noi stessi solo in
presenza di un Altro, e su questo si basano le regole di convivenza e
mansuetudine. Più volentieri però troviamo quest’Altro insopportabile, in
qualche misura non è noi. Così che, riducendolo a nemico, ci costruiamo
l’inferno in terra, il nostro inferno. Il boia, è ciascuno di noi per gli
altri, e questo, non lo estirpa neanche un commissariamento». Valerio Guerrini
