ilVicinato@ - Informazione da Facebook - «Sulla
punta nord-orientale dell’Elba, affacciata sul Canale di Piombino, sugli
isolotti dei Topi e di Palmaiola e verso la terraferma, dal promontorio del
Lentisco (appena alle spalle di Cavo), svetta quello che da lontano potrebbe
sembrare un faro. Si tratta invece di altro, cioè della costruzione più
bizzarra dell’isola conosciuta come Mausoleo Tonietti. La sua punta si staglia
netta al di sopra della macchia mediterranea, al momento della costruzione
certamente più bassa, ma per poter osservare l’edificio da vicino occorre un
minimo di fatica: una ventina di minuti di cammino da Cavo, lungo un bel
sentiero sovrastato da un ombrosissimo tetto di querce, lecci e pini marittimi,
qualcosa di più se si sale dalla Cala delle Alghe o dalla spiaggia di Frugoso,
con un percorso più lungo che però regala una panoramica su buona parte del
promontorio, terminale orientale dei percorsi della GTE (Grande Traversata
Elbana). Quello che ci si trova improvvisamente di fronte al termine di un
breve e stretto sentiero laterale, è una specie di faro a torre con base quadrata,
realizzato in calcari e marmi locali, che , per la presenza di volti
corrucciati, prue di navi, sculture di rapaci e di leoni, trasmette un senso di
sinistra e inquietante bellezza, amplificato dal fatto che la costruzione è in
totale decadenza e abbandono: elementi strappati dalla facciata, gradini di
accesso rotti o divelti, ampie porzioni del pavimento mancanti tanto da
sconsigliare l’accesso all’interno a chi non sia in piena efficienza fisica.
Interno che oltretutto si presenta decisamente spoglio e vandalizzato da
scritte e graffiti frutto di decenni di scorrerie. Una scala in pietra e una
arrugginita e pericolante senza alcuni gradini portano al piano superiore, dove
gli originali vetri policromi degli oblò sono andati naturalmente distrutti da
tempo (…) L’attuale condizione di degrado del Mausoleo Tonietti è da anni
oggetto di lamentele e critiche sia in ambito locale che da parte dei turisti
(basta un rapido giro sul web per farsene un’idea). Nel dicembre del 2016 una
delibera del Ministero per i Beni e le Attività culturali ha dichiarato il sito
«di interesse culturale» sollecitando a inizio 2017 gli attuali proprietari del
terreno e quindi dell’edificio (residenti fuori dall’isola) a un incontro per
definire un «adeguato programma di interventi conservativi» e «predisporre, in
tempi rapidi, una adeguata recinzione perimetrale che impedisca l’accesso al
monumento, corredata di cartelli che segnalino il pericolo di crolli. Ciò per
impedire ulteriori atti vandalici ma anche per salvaguardare chi, incautamente,
si avvicinasse o entrasse nel Mausoleo, con conseguenze per la sua incolumità,
ma anche nei confronti della proprietà, nel caso si verifichino incidenti».
Sono passati quasi sette anni e questa comunicazione, che presupponeva
l’obbligo di un restauro, è rimasta lettera morta: il Mausoleo resta tutt’oggi
privo di qualunque recinzione e accessibile in ogni sua parte sia di giorno che
di notte, e da parte sua il Comune di Rio Marina fa sapere di non poter
intervenire in un terreno privato. Al di là del crescente rischio di incidenti,
si può solo sperare che uno dei non numerosissimi monumenti di valore storico e
artistico in terra elbana sia messo al più presto in sicurezza e sotto
definitiva tutela prima che il suo recupero diventi eccessivamente complesso
e/o costoso». Articolo completo pubblicato
sul Corriere della Sera
