ilVicinato@ - Informazione da Facebook - «Il
nostro viaggiatore pre1840 si è documentato sulla chiesa romanica di San Menna,
è dedicata ad un martire egiziano morto durante la persecuzione di Diocleziano:
sembra che fossero stati i Bizantini, che per secoli avevano presidiato l’Elba,
a diffonderne il culto nell’Arcipelago Toscano o forse gli stessi Pisani, che
da buoni marinai quali erano, venivano quotidianamente in contatto con
tradizioni religiose inedite. Poi, però, il vero nome del santo, Menna, che
doveva suonare abbastanza strano, non si era mantenuto a causa della mancanza
di una popolazione stabile che lo difendesse. E così da Menna, si era passati a
Mennato e poi a Bennato, probabilmente nel significato di “Ben nato”. Il nostro
viaggiatore, che è anche filologo e archeologo, ipotizza poi un’altra causa del
nome “Miniato” che trova scritto sulla carta; e cioè che i cartografi
cinquecenteschi, non sospettando la derivazione del nome Bennato da Mennato e
questo da Menna, essendosi nel frattempo estinto il culto altomedievale del
santo egiziano, avessero considerato il toponimo una corruzione locale di
Miniato, santo invece molto conosciuto e venerato in tutta la Toscana, e da qui
la decisione di denominare il luogo “San Miniato” piuttosto che “San Bennato”.
La contemplazione dei resti della chiesetta, proprio a due passi dal mare, in
quella “valle raccolta, silenziosa, suggestiva e fertile fa trascorrere al
nostro viandante un’ora di intensa spiritualità e pace interiore. Ma anche il
corpo ha le sue esigenze e nella bisaccia c’è rimasto ben poco: un pezzo di
pane duro e un morso di formaggio. Per fortuna non mancano i denari. Occorre
dunque muoversi e cercare qualche anima di buona volontà che gli procuri una
cena e un ricovero per la notte. La luce è ancora tanta e il sole fermo e
sicuro nel cielo cristallino. Però lui ha premura di andare oltre e di
sistemarsi prima del tramonto. Vede tre case nelle vicinanze, ma le supera: se
proprio dovesse andar male, tornerà indietro e busserà a quelle porte. Così
procede, i piedi di nuovo coperti di polvere e il bastone da viaggio ad
alleggerire i passi e a scandirne il ritmo». Maria Gisella Catuogno (CONTINUA DOMANI…)
