lomarchetti@ - «Scrive
Sergio Rossi su ElbaReport: “Dopo aver accusato un lieve temporaneo disturbo a
una mano, su prescrizione del medico di famiglia, andavo a sottopormi ad una
visita neurologica all'ospedale ferajese (...) perché il "lieve fastidio"
avvertito poteva avere origine da qualcosa di più importante. Bene, il mio
"ricovero" in ospedale e nel reparto di pronto soccorso, durava circa cinque ore nel
corso delle quali (oltre alla "neurologica" di cui sopra) mi venivano
"erogati" un elettrocardiogramma, una t.a.c. cranica, un eco-doppler
carotideo (…) Per chiarire penso che sia giusto rivendicare maggior personale,
disponibilità di nuove strumentazioni, il tener conto sempre del fattore
insulare e la necessità di scorciare (sul serio, non a politici discorsi senza
soldi dedicati) le liste di attesa; occorre diminuire più che si può i
"viaggi della speranza" in continente, ma, oltre episodici disservizi
che possono comunque e ovunque verificarsi, penso che una rappresentazione
drammatica della "sanità di scoglio" non sia né realistica né soprattutto
utile (…)”. Questo è quanto ho scritto al mio amico e compagno: Caro Sergio, ti
auguro che non sia nulla di grave. Anch'io, purtroppo, in questi due ultimi
anni sono stato spesso "ospite" sia del pronto soccorso sia del reparto di
medicina del nostro ospedale e non ho nulla di cui lamentarmi: bravi, comprensivi i medici, gli infermieri e gli oss. Certo i piccoli
ospedali, in particolare quelli insulari come in nostro, non devono essere
abbandonati dal governo nazionale che anziché tagliare soldi, come ha fatto di recente, deve dare ulteriori
incentivi alle regioni. Ecco la vera battaglia da fare, senza se e senza ma! Un
abbraccio». Lorenzo M.
