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| La fascia del Podestà nel ventennio fascista |
ilVicinato@ - «Il
Sindaco Corsini di Rio ha attaccato la minoranza consiliare per l'abbandono
dalla seduta del Consiglio Comunale al momento della votazione sulle
osservazioni all'adozione del Piano Strutturale. La minoranza protestava per il
suo mancato coinvolgimento e partecipazione sul percorso d'adozione di questo
importante atto di programmazione urbanistica del territorio di Rio, dopo la fusione
dei due Comuni. La Giunta del Sindaco Nocentini di Portoferraio, con il suo
assessore Barbetti e il presidente del consiglio comunale Gemelli hanno
contestato alla minoranza di Zini di aver richiesto l'applicazione del
Regolamento del Consiglio comunale che prevede la possibilità di costituire
Commissioni consiliari su vari temi, necessarie per consentire un maggior
coinvolgimento dei consiglieri comunali, di maggioranza e minoranza, negli atti
e decisioni fondamentali di competenza dello stesso Consiglio (non della
giunta, ne del Sindaco), come Bilancio, Organizzazione dell'amministrazione,
Pianificazione urbanistica, ecc.. Le due amministrazioni di Rio e Portoferraio
per bocca dei loro massimi rappresentanti, con questi arroganti attacchi alle
minoranze e per gli argomenti minacciosi ed offensivi usati, hanno fatto capire
come intendano esercitare il loro mandato di amministratori pubblici,
interpretandolo come l'assegnazione di un potere assoluto da parte
dell'elettorato (una dittatura della maggioranza avuta, escludendo
pregiudizialmente qualsiasi minoranza pur anch'essa eletta democraticamente e
opposizione), tutto concentrato sugli organi esecutivi, come il Sindaco e la
Giunta, e di conseguenza facendo a meno del Consiglio comunale o riducendolo a mero
organo di ratifica delle decisioni prese da Sindaco e giunta, usando i
consiglieri della propria maggioranza come meri scudieri. (…) Nel fascismo
furono aboliti tutti e tre questi organi comunali e sostituiti da un Podestà,
un potere assoluto, non eletto, ma nominato dal Re e dal governo nazionale
tramite i Prefetti. Penso che nelle menti di questi nostri due Sindaci e dei
loro stretti collaboratori, riecheggi questo trascorso storico, forse indotto
dal clima nostalgico che anima le attuali forze del governo nazionale (…)
dimenticandosi della contestuale elezione del Consiglio comunale, che è il vero
organo democratico e plurale di governo dei Comuni e di tutti i cittadini, come
lo deve essere il Sindaco». Pino Coluccia
