ilVicinato@ - «“Signor
curato”, disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. “Cosa
comanda?” rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò
spalancato nelle mani, come sur un leggio. “Lei ha intenzione”, proseguì
l'altro, con l'atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore
sull'intraprendere una ribalderia, “lei ha intenzione di maritar domani Renzo
Tramaglino e Lucia Mondella!”. “Cioè” rispose, con voce tremolante, don
Abbondio: “Cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno
queste faccende. Il povero curato non c'entra: fanno i loro pasticci tra loro,
e poi e poi, vengon da noi, come s'anderebbe a un banco a riscotere; e noi...
noi siamo i servitori del comune”. “Or bene”, gli disse il bravo, all'orecchio,
ma in tono solenne di comando, “Questo matrimonio non s'ha da fare, né domani,
né mai”». Da "I Promessi Sposi" di Alessandro
Manzoni
