lomarchetti@ - «“Una
rana girellava nell’aia quando vide un bel pentolone pieno d’acqua fredda, con
un salto ci si tuffò dentro e comincio a nuotare tranquillamente. La massaia, nel
frattempo, accese il fuoco e pian piano l’acqua cominciò a riscaldarsi e presto
divenne tiepida. La rana trovò quella temperatura piuttosto gradevole e
imperterrita continuò a nuotare. La temperatura continuò a salire, ma la rana
non se ne preoccupò. Ora l’acqua è calda, un po’ più di quanto la rana non gradisca,
lei è un po’ stanca, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo
calda e la rana la trova molto sgradevole, ma si è talmente indebolita e non ha
la forza di reagire. Sopporta e non insorge. La temperatura, intanto, sale fino
al momento in cui la rana finisce semplicemente morta bollita”. Quale
insegnamento trarre? Se la massaia avesse immerso direttamente la nostra rana nell’acqua
a bollore, questa con un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal
pentolone e si sarebbe salvata. L’allegoria della rana bollita ci descrive la
tendenza delle persone ad accettare passivamente i cambiamenti graduali e
negativi che avvengono nella società, come la rana che non è saltata fuori
dalla pentola di acqua al momento opportuno». Lorenzo M.
