lomarchetti@ - «Il bravo è fedele
caposervizio accettò il trasferimento in una miniera del Sulcis, quindi ritornò
nella sua Sardegna, perciò le miniere dell'Elba rimasero senza un valido dirigente.
Per risolvere il problema si levarono le pressioni del podestà, del segretario del
fascio, del capo dei sindacati fascisti che però di fronte a Gastone contavano poco e
nulla perché questi ricoprivano quei ruoli solo perché fatti nominare da "lui". E "lui" preso da
compassione telegrafò alla direzione generale di Genova che pertanto gli inviò un
nuovo collaboratore che Gastone convocò. Durante il colloquio si accorse
che sì era un uomo valido ma autonomo nei modi, nei giudizi e nelle decisioni,
insomma non proprio un yes man, come diremmo oggi. Perciò Gastone lo rispedì al
mittente. Questa volta da Genova mandarono sull'Isola due persone con cui
Gastone parlò, poi li scrutò attentamente e interrogò, tuttavia non seppe
decidere, cosa strana per lui, perché i pregi dell'uno erano i difetti
dell'altro e viceversa. Quale fu il risultato? A distanza di vent'anni il
fedele caposervizio non c'era ancora! (nella
foto un corteo fascista negli anno ’30 in via Palestro a Rio Marina)». Lorenzo M.
