25 febbraio 2025

UN’ALTRA VERSIONE DEL CASO DI FAUSTA BONINO: “L’uso complicato dell’eparina conosciuto molto bene dal serial killer”

ilVicinato@ - «L’uso dell’eparina è abbastanza complicato perché richiede conoscenze scientifiche adeguate sulla sua cinetica, sul suo metabolismo nel corpo umano e sul suo meccanismo di azione. Ci sono sostanzialmente due categorie di eparina: quella cosiddetta non frazionata, a più alto peso molecolare e quelle frazionate, a basso peso molecolare. La prima è in genere somministrata per via endovenosa ma, nella sua formulazione di sale calcico può anche essere data sottocute. Le seconde sono solitamente usate per via sottocutanea ma nulla vieta, volendo, il loro impiego endovenoso. L’azione sulla coagulazione dell’eparina è molto rapida, pochi minuti, mentre la comparsa di emorragia è legata alla presenza di ferite esterne o interne ed è direttamente proporzionale alla loro entità: più grandi sono le ferite, maggiore è l’emorragia, perché l’effetto del farmaco è quello di una rottura di una diga (rappresentata dal sistema di coagulazione) con fuoriuscita  inarrestabile del sangue. Tutti i nostri pazienti, come vedremo, avevano ferite legate all’uso di cateteri, strumenti di intubazione, oppure vi erano lesioni traumatiche o importanti  interventi chirurgici. Il serial killer che agì nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Piombino dimostrò una notevole padronanza di questi concetti, al contrario del personale medico che fu colto totalmente impreparato a comprendere e affrontare queste situazioni emorragiche - continua…». Aldo Claris Appiani e Lorenzo Marchetti