ilVicinato@ - «L’uso
dell’eparina è abbastanza complicato perché richiede conoscenze scientifiche
adeguate sulla sua cinetica, sul suo metabolismo nel corpo umano e sul suo
meccanismo di azione. Ci sono sostanzialmente due categorie di eparina: quella
cosiddetta non frazionata, a più alto peso molecolare e quelle frazionate, a
basso peso molecolare. La prima è in genere somministrata per via endovenosa
ma, nella sua formulazione di sale calcico può anche essere data sottocute. Le
seconde sono solitamente usate per via sottocutanea ma nulla vieta,
volendo, il loro impiego endovenoso. L’azione sulla coagulazione dell’eparina è
molto rapida, pochi minuti, mentre la comparsa di emorragia è legata alla
presenza di ferite esterne o interne ed è direttamente proporzionale alla loro
entità: più grandi sono le ferite, maggiore è l’emorragia, perché l’effetto del
farmaco è quello di una rottura di una diga (rappresentata dal sistema di
coagulazione) con fuoriuscita inarrestabile
del sangue. Tutti i nostri pazienti, come vedremo, avevano ferite legate
all’uso di cateteri, strumenti di intubazione, oppure vi erano lesioni
traumatiche o importanti interventi
chirurgici. Il serial killer che agì nel reparto di terapia intensiva
dell’ospedale di Piombino dimostrò una notevole padronanza di questi concetti,
al contrario del personale medico che fu colto totalmente impreparato a
comprendere e affrontare queste situazioni emorragiche - continua…». Aldo Claris
Appiani e Lorenzo Marchetti
