1 marzo 2025

UN’ALTRA VERSIONE DEL CASO DI FAUSTA BONINO: “Fu costruita una parvenza di movente e questo fu trovato anche grazie alla diffusione di voci a cui l’assassino non era estraneo”

ilVicinato@ - «Ma era tempo per il killer di chiudere il cerchio che si era formato attorno a Fausta. Occorreva un caso finale risolutivo e questo fu trovato in un paziente diverso dai soliti casi di persone molto anziane, piene di problemi clinici e neurologici, sottoposte a terapie invalidanti. Questo paziente (CB) era, infatti, più giovane e in discrete condizioni e presentava un’occasione unica perché doveva essere sottoposto a un importante intervento chirurgico per frattura del femore. Anche qui però le cose andarono in maniera un po' diversa da come si sarebbe aspettato l’assassino perché l’emorragia letale nel paziente avvenne circa mezz’ora dopo l’operazione e non durante l’intervento come inizialmente programmato. Ma in ogni caso, grazie anche al reperto di un flaconcino di eparina sodica non frazionata nel cestino della spazzatura al letto del paziente (curiosamente solo il flaconcino, nel posto sbagliato di raccolta, senza siringa, set d’infusione o altro), è messa la parola fine all’indagine: somministrazione di eparina non frazionata per via diretta endovenosa, da parte di Fausta, sola sempre presente (o quasi) in turno, a scopo omicida. Si trattava ora solo di costruire una parvenza di movente e questo fu trovato, anche grazie a voci nella cui diffusione l’assassino non era estraneo, in una depressione da probabili problemi familiari in una persona ex epilettica - continua…». Aldo Claris Appiani e Lorenzo Marchetti