lomarchetti@ - «La
musica beat si diffuse in Italia negli anni ’60 e, divenuta popolare, spinse
molti giovani a formare complessi musicali. Così nacquero centinaia di band in
grandi e piccoli paesi. Anche Rio Marina fu contagiata da questa moda, e nacquero
alcuni gruppi che per ferragosto si esibivano sugli Spiazzi. Molti giovani, per
lo più con capelli lunghi (i maschi) e minigonne (le femmine), nelle calde sere
estive andavano sul molo e con le loro chitarre suonavano le canzoni in voga in quel
momento, canti ai quali tutti si univano in coro. Molti paesani, però,
consideravano quelle musiche un “inquinamento acustico”, una cosa intollerante
per quei minatori che la mattina alle sette dovevano essere sul posto di
lavoro. Quei rumori e quegli schiamazzi, d’altra parte, si udivano in tutti i
rioni del paese: dal Sasso al Castello, dal Centro alla Pergola agli Alberetti.
E quel disturbo alla quiete pubblica era percepito anche dalla stazione dei
carabinieri (dove ora c’è la casa della salute) e puntualmente, allo scoccare
della mezzanotte, il maresciallo Giomaria Cirotto si presentava sotto la
Torretta, identificava i musicanti e li invitava ad andare nelle loro case. Una
volta, però, li denunciò in base all’articolo 659 codice penale (arresto fino a
tre mesi o ammenda fino a 309,00 euro). Oggi, troppo spesso, nelle calde sere dell'estate
rumori e schiamazzi si protraggono nei vicinati (es. piazza Mazzini) in orari
che dovrebbero essere destinati al riposo delle persone. Insomma, troppo spesso
la quiete pubblica non è rispettata perlomeno oltre le ventiquattro, né fatta osservare
da chi è preposto a farla mantenere».
Lorenzo M.
