17 settembre 2025

UN BIMBO DI NOVE ANNI EMIGRATO A PIOMBINO, MA COL CUORE RIMASTO SULL’ISOLA

lomarchetti@ «Quanti lasciavano il loro paese per trovare un lavoro sulla terraferma o in mare, cantavano questo motivetto: “Con un piede sula staffa e l’antro sulla banchina, ti saluto Rio Marina chissà quando ti rivedrò”. La mia famiglia nei primi anni ’60 si trasferì da Rio Marina a Piombino e per me che avevo nove anni, quel braccio di mare parve un immenso canale, lasciavo i miei amici di sempre, i compagni di scuola, la valle di Riale, la collina delle Perelle, il monte Fico. Insomma, lasciavo i miei conoscenti e lo scenario dove avevo vissuto, fantasticato un mondo di gnomi, pirati, corsari, cow-boy, indiani, tutti i personaggi della mia fantasia. La mia mamma, consapevole di tutto questo, pensò bene di inviarmi a Rio nei fine settimana da mia nonna paterna, Ninetta “La Mercantelli”. Così la mamma mi accompagnava alla fermata dell’autobus per il porto di Piombino, che era all'inizio del viale Regina Margherita, dove mi affidava a qualche paesana di passaggio. Al molo di Rio, sceso dal “postale” della Navigazione Toscana sulla barca del Tani, nella banchina c’era mia nonna che mi portava a casa. Di Ninetta mi è rimasto il ricordo del pranzo che mi preparava, di solito, bucatini al pomodoro con un’abbondante grattata di formaggio parmigiano. Mia nonna, però, morì nel 1963, allora nei miei weekend piaggesi, quando l’altra mia nonna Silvia, quella materna cheviveva con noi, rimaneva a Piombino, la mia mamma mi "spediva" da zia Rosina “dell’Occhi di Grazia”. La quale, siccome oramai ero grandino, la sera prima di addormentarci amava raccontarmi i pettegolezzi di paese che io assimilavo come una spugna e giunto a Piombino, spiattellavo con novizia di particolari ai miei familiari. A zia Rosina, con sua grande meraviglia, misi la luce elettrica per le scale anche se avevo appena dodici anni... poi a sedici incontrai i comunisti e la mia vita cambiò insieme ai miei interessi». Lorenzo M.