ilVicinato@ - Fonte notizia da face book - «Cominciamo dal “piano Trump”.
Non è una via d’uscita: è un cessate il fuoco condizionato che lascia
l’interruttore della guerra in mano a Netanyahu, con l’ammonimento esplicito di
Trump: se Hamas dirà no, gli USA sosterranno in pieno la prosecuzione
dell’offensiva, cioè lasceranno che Israele “finisca il lavoro”. Non c’è
nessuna data certa per il ritiro dell’esercito israeliano, che già il governo
dice di non voler fare; l’amministrazione di Gaza, commissariata dall’alto, è
di fatto una gestione di un’area occupata piuttosto che a un percorso politico
verso i diritti dei palestinesi. Il piano Trump è la pace come scenografia,
mentre l’assetto di fondo resta immutato. E intanto a Gaza si continua a morire
sotto le bombe e per fame e malattie. Non si parla, neppure come prospettiva
futura, di costruzione di uno Stato palestinese. L’idea è di un governo di Gaza
basato su un “consiglio di pace” guidato da Trump, e forse anche da Blair,
definito “tecnocratico”, e chiamato a produrre “sviluppo illimitato” di case
per “le persone della zona” (...) La verità è che senza il riconoscimento dello
Stato di Palestina, senza la fine dell’occupazione e libertà di movimento per i
civili palestinesi, quel “piano” resta un cartellone pubblicitario per future
lottizzazioni e non un trattato di pace (...) Senza se e senza ma dobbiamo stare
con i portuali, con i lavoratori, con i sindacati, che lottano e scioperano,
con gli studenti che presidiano le università e le scuole, in definitiva
dobbiamo essere al fianco di chi si impegna affinché non si perda la speranza
negli ideali di umanità e di giustizia». Enrico Rossi
