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- «Ero in macchina con mia moglie lo
scorso venerdì 7 novembre, quando nel pomeriggio su Portoferraio cadeva “acqua
a catinelle”. Giunti alla rotatoria della Casaccia, un’auto della polizia
municipale impediva l’accesso sulla variante. Sapevo della possibilità di una
strada alternativa per raggiungere Carpani. Ho girato, quindi, verso le Ghiaie
e ho preso per via De Gasperi, una strada che però ho percorso poche
volte. La forte pioggia, inoltre, non mi
consentiva di comprendere quale fosse la giusta direzione per giungere in
Albereto. Allora mi sono fermato sul lato strada e ho fatto come il “capitano
Garbini", vale a dire mi sono incolonnato dietro la fila di automobili e
dietro di loro ho raggiunto Carpani, e poi San Giovanni e infine verso Rio
Marina. Mi preme segnalare che nessuna segnalazione sia stata data dal comune
dell’imminente precipitazione né sulla viabilità alternativa per uscire da
Portoferraio, penso dell’immagine offerta ai turisti. Io ho fatto come il
“capitano Garbini”, un detto piaggese che merita essere narrato. Dopo l’8
settembre 1943 un gruppo di elbani, marinai della Regia Marina, si trovavano a
Genova sbandati e senza ordini, allora pensarono d’impossessarsi di una
motozattera abbandonata e usarla per ritornare alle loro famiglie. Il natante
c’era, ma mancava chi sapeva tracciare la rotta, leggere le carte nautiche,
usare la bussola. Il Garbini, uomo astuto, non si perse d’animo. Così con prese
il comando e fermò il bastimento fuori il porto. Tra l’altro occorreva non dare
nell’occhio per non essere scoperti. Di lì passò una nave mercantile e il
“capitano Garbini” chiese: “Dove andate? Veniamo con voi perché abbiamo un
problema al motore, se si ferma ci date voi uno strappo (un traino) ?”. Il
comandante della nave acconsentì e così i “nostri” poterono allontanarsi dalla
Liguria e, sani e salvi, raggiunsero i loro familiari». Lorenzo M.
