lomarchetti@ - «Si chiamava
Luigi, ma per i paesani era Gatto Rosso, un nomignolo che scritto con il lapis,
compariva perfino nella sua scheda anagrafica. Sì, perché Neva, l’impiegata
comunale, usava il soprannome quando si trovava di fronte a più di un’omonimia.
Gatto Rosso, d’altra parte, era più che calzante a quell’uomo: era rosso di
capelli e di fede politica, e come un gatto aveva la facciatonda, era curioso e agile, con un’ottima
memoria, una spiccata indipendenza. Il nostro Luigi lavorava
nel cantiere minerario degli Impianti a metà del Monte Giove, e quando alle quattro del pomeriggio
smontava da lavoro, si recava a piedi nell’orto che coltivava a Vigneria dove sbrigava quello che era necessario e per ultimo racoglieva qualche ortaggio che portava alla
sorella. Poi, prima di chiudere il cancelletto si rivolgeva al barcoco: “Caro mio, l’orto vòle l’omo
morto, perciò ti saluto e me ne vado a casa! Sai, domani non mi fermo perché al
partito (era il Pci, ndr) c’è una riunione importante, figurati che viene uno
della federazione. Dopodomani ti racconterò”. Il barcoco era l’albero delle
albicocche che lui l’aveva eletto a suo amico e confidente, inoltre
gli dava dei frutti belli e gustosi che quand’era la stagione, li coglieva e
portava ai nipoti che ne andavano matti. Il tempo passava e venne giugno. Lui ammirava
i frutti del suo barcoco che dal colore verde mutavano al giallo-arancio, e sentì
che erano leggermente ammorbiditi, quindi, decise che l’indomani avrebbe fatto
un primo raccolto. Ma il giorno seguente guardò l’albero e vide che mancavano tutte
le albicocche mature. Lo stesso scenario trovò il giorno dopo, e ancora in
quello successivo. Allora rimase nell’orto, si sedette e aspettò. Al crepuscolo sentì un
rumore, erano i passi del suo nuovo vicino che da poco coltivava un campo attiguo. Lo chiamò: “Alberto fatti un po’ in qua”. “Dimmi Luigi, sono tutt'orecchi”, rispose l’altro. “Non
voglio dire che le albicocche me le rubi tu, ma da quando per questi paraggi ci
bazzichi te le mie albicocche spariscono!”. L’altro non proferì parola, girò sui
tacchi e si allontanò. Larga la
foglia, stretta la via dite la vostra che ho detto la mia…». Lorenzo M.
