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- «Un ragazzo stava organizzando la cena
della vigilia di Natale con l’immancabile e indispensabile aiuto della mamma Claretta.
In cucina c’erano anche due amici, e tutti e quattro cominciarono con lo
stendere il menù. La mamma prese carta e penna e s’inforcò gli occhiali e per
antipasto propose acciughe marinate, ma Lelio aggiunse le polpette di tonno e
patate, Annetta aggiunse gli involtini di peperoni. Così passarono ai primi
piatti, qui la scelta fu facile: penne in barca e risotto di totano. Di secondo Lelio, detto il Ghiotto, propose orate al forno con pomodorini,
nasello alla salvia, tocchetti di baccalà e gli immancabili totani ripieni, poi sentenziò che non poteva mancare il gurguglione con la
tonnina e la sciaccia briaca. Infine passarono alla lista degli invitati che via via
si allungava. Erano alla fine quando il solito Lelio propose d’invitare il
medico condotto con la moglie perché non avevano potuto raggiungere il paese
natale sul continente a causa dei traghetti che non viaggiavano per il forte mare. Allora Pietro aggiunse il professore delle medie, anche lui
costretto a rimanere sull’Isola a causa del maraccio. A quel punto Claretta sbirciò il menù e dette
un’occhiata alla lista degli invitati e sconsolata commentò: “Questi ruzzano, ma è tutto
sulle mie spalle!”. "Ti aiutiamo noi" dissero Pietro e Annetta. Mentre Lelio, guardato l’orologio a pendolo che troneggiava
nel corridoio, e aggiunse: “È quasi il tocco, bisogna che vada a casa. Mi
raccomando, comprate voi il vino bianco dall’Amicone, il Nobile di
Montepulciano lo porto io”. A quel punto Claretta si tolse gli occhiali,
sprofondò sulla sedia e disperata disse: “Non bastavano il dottore e il professore, c’è anche un nobile. Mamma cara, io non ce la faccio proprio
più!”. Ovviamente non si trattava di un nobiluomo, ma di un vino scelto dei vitigni del sienese. La cena si tenne nel migliore dei modi fra applausi alla cuoca e sbicchieramenti... Larga la foglia, stretta la via dite la
vostra che ho detto la mia».
Lorenzo M.
