lomarchetti@
- «Da quando era in pensione non passava
giorno che dalla sua casa di via Principe Amedeo, non andasse a piedi fino alla
campagna di Grassera. Qui aveva una vigna di ansonica, alcuni alberi di ulivo e
altri da frutto, aveva pure una tipica capanna di quelle che sull’Isola
non si vedono più: rettangolare, con
muri a secco alti circa un metro e mezzo e un tetto a capanna fatto con faggina.
Era un riparo che lui usava per se quando pioveva ma pure come cantina e
ricovero degli attrezzi. Lui era un membro del partito comunista, ma era
iscritto alla cellula “X” dov’erano segnati tutti quei compagni e compagne che
per motivi vari non potevano risultare ufficialmente membri del Pci. Suo figlio
era un graduato dell’esercito, quindi lui evitava di prendere parte ai comizi e
alle discussioni di piazza o di bar. Aveva però un forcino che gli rodeva
dentro: troppe scelte del governo nazionale ma anche di quello comunale gli
parevano storte. E allora come sfogarsi? All’epoca il sindaco di Rio Marina era
l’onorevole Erisia Gennai Tonietti, parlamentare democristiana e appartenente
alla corrente scelbiana, che tra l’altro, era sua cugina di secondo grado. Lui era
sordo e pertanto non regola il volume della voce, perciò tutti quelli che passavano
per i campi di Grassera lo sentivano inveire contro la parente: “Vergognati
per quello che fai, ma anche per quello che non fai. Ti pavoneggiavi da bambola
e ti pavoneggi anche da vecchia”. Tanto prima o poi le scale del comune non le
salirai nemmeno te!”. Insomma, con questo canovaccio andava avanti finché non arrivava
Gigi, suo vicino di campagna, l’amico e compagno nella fede politica. Larga la
foglia, stretta la via dite la vostra che ho detto la mia…». Lorenzo M.
