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- Fonte notizia stampa locale – Una
parte di un bell'articolo di Maria Gisella
Catuogno: «(…) Eduard Parent (nella foto), 85enne notaio in pensione a Cannes, il giorno
dell’Epifania è giunto al Cavo, con i suoi familiari. Il suo bisnonno materno
era Assunto Fortunato Tonietti, genitore della mamma Marie (Jeanne Emma), era figlio
di Raffaello e di Carlotta Cignoni, di Rio Marina, gente di mare, che armatori,
padroni marittimi e comandanti di bastimenti, sui traffici marittimi aveva
costruito il proprio benessere. Eduard Parent è anche venuto a conoscenza che
tra i sei fratelli di Assunto Fortunato, anche lui legato al mare e al quale
l’Isola stava stretta, tanto da scegliere di mettere radici a Nizza, dove i
riesi erano di casa e ancora italiana fino al 1860, c’era quel Giuseppe Tonietti,
destinato a divenire “il sor Giuseppe”, il quale, capitano di veliero a
quindici anni, patriota, combattente nella guerra di Crimea, si era poi sposato
con Cesira Scappini e aveva condiviso con lei un’eredità veramente cospicua,
lasciatale dallo zio e padre adottivo Giuseppe Scappini, Gonfaloniere di Rio,
imprenditore, benefattore stimatissimo dalla comunità, e senza figli propri.
Giuseppe aveva deciso allora di dare l’addio al mare per dedicarsi alla
gestione dei beni di famiglia e la sua fortuna si era poi ulteriormente
rafforzata quando negli anni Ottanta aveva ottenuto la concessione dello
sfruttamento delle miniere divenendo un esponente di spicco della borghesia
industriale del tempo. Il sor Giuseppe aveva però cessato di vivere a
sessant’anni, nel 1894, lasciando il testimone al figlio Ugo Ubaldo, ancora molto
giovane, che più che avere la stoffa del capitano d’industria, aveva quella
dell’appassionato di gare automobilistiche e di regate veliche d’alto bordo –
gareggiò addirittura con i reali inglesi – oltre che velleità imprenditoriali
che poi si rivelarono fallimentari, come lo sfruttamento delle foreste del
Casentino. Comunque l’eredità dei genitori era ricchissima e, seppure divisa
con la sorella Giuseppina, permise ai due rampolli almeno per qualche altro
decennio, fino alla definitiva rovina economica, il possesso delle due vistose
ville che saltano agli occhi arrivando al Cavo, ossia Villa Tonietti, sul Capo
di Mattea, costruita sugli scogli del promontorio, con bellissime terrazze
affacciate sul Canale di Piombino, proprio davanti a Palmaiola e Cerboli, e
Villa Bellariva, un poderoso edificio merlato, chiamato “Il Castello” dai
paesani, con il corpo principale a monte e due torrette, anche loro merlate, a
mare, con viale e parco a unirle. Ma soprattutto i due eredi pensarono di
onorare la memoria del padre facendogli costruire sul colle del Lentisco, dove
lui andava a passeggiare anche per godersi lo spettacolo delle sue vigne e dei
suoi frutteti sottostanti, un vero e proprio mausoleo, sul crinale, a forma di
faro e visibilissimo dal mare, affidandone il progetto all’architetto
fiorentino Adolfo Coppedè, scoperto a Roma da un altro grande nome del tempo e
amico dei Tonietti, Pilade Del Buono. Peccato che a tale gioiello artistico non
venne poi concesso l’uso cimiteriale e questo portò il pregevole manufatto,
lontano dal paese e dallo sguardo, a essere, nei decenni, non soltanto soggetto
all’usura del tempo ma anche oggetto di scempio da parte di vandali, che
l’hanno spogliato di tutti i suoi elementi decorativi e persino della
cancellata. Oggi continua a spiccare in tutta la sua imponenza dove lo vollero
collocare i suoi committenti, ma per quanto ancora, se continua l’indifferenza
delle istituzioni alla sua tutela e già si sono verificati allarmanti crolli? (…)».
