10 gennaio 2026

RIO, UN DISCENDENTE DEI TONIETTI ALLA RICERCA DELLE RADICI ELBANE

ilVicinato@ - Fonte notizia stampa locale – Una parte di un bell'articolo di  Maria Gisella Catuogno: «(…) Eduard Parent (nella foto), 85enne notaio in pensione a Cannes, il giorno dell’Epifania è giunto al Cavo, con i suoi familiari. Il suo bisnonno materno era Assunto Fortunato Tonietti, genitore della mamma Marie (Jeanne Emma), era figlio di Raffaello e di Carlotta Cignoni, di Rio Marina, gente di mare, che armatori, padroni marittimi e comandanti di bastimenti, sui traffici marittimi aveva costruito il proprio benessere. Eduard Parent è anche venuto a conoscenza che tra i sei fratelli di Assunto Fortunato, anche lui legato al mare e al quale l’Isola stava stretta, tanto da scegliere di mettere radici a Nizza, dove i riesi erano di casa e ancora italiana fino al 1860, c’era quel Giuseppe Tonietti, destinato a divenire “il sor Giuseppe”, il quale, capitano di veliero a quindici anni, patriota, combattente nella guerra di Crimea, si era poi sposato con Cesira Scappini e aveva condiviso con lei un’eredità veramente cospicua, lasciatale dallo zio e padre adottivo Giuseppe Scappini, Gonfaloniere di Rio, imprenditore, benefattore stimatissimo dalla comunità, e senza figli propri. Giuseppe aveva deciso allora di dare l’addio al mare per dedicarsi alla gestione dei beni di famiglia e la sua fortuna si era poi ulteriormente rafforzata quando negli anni Ottanta aveva ottenuto la concessione dello sfruttamento delle miniere divenendo un esponente di spicco della borghesia industriale del tempo. Il sor Giuseppe aveva però cessato di vivere a sessant’anni, nel 1894, lasciando il testimone al figlio Ugo Ubaldo, ancora molto giovane, che più che avere la stoffa del capitano d’industria, aveva quella dell’appassionato di gare automobilistiche e di regate veliche d’alto bordo – gareggiò addirittura con i reali inglesi – oltre che velleità imprenditoriali che poi si rivelarono fallimentari, come lo sfruttamento delle foreste del Casentino. Comunque l’eredità dei genitori era ricchissima e, seppure divisa con la sorella Giuseppina, permise ai due rampolli almeno per qualche altro decennio, fino alla definitiva rovina economica, il possesso delle due vistose ville che saltano agli occhi arrivando al Cavo, ossia Villa Tonietti, sul Capo di Mattea, costruita sugli scogli del promontorio, con bellissime terrazze affacciate sul Canale di Piombino, proprio davanti a Palmaiola e Cerboli, e Villa Bellariva, un poderoso edificio merlato, chiamato “Il Castello” dai paesani, con il corpo principale a monte e due torrette, anche loro merlate, a mare, con viale e parco a unirle. Ma soprattutto i due eredi pensarono di onorare la memoria del padre facendogli costruire sul colle del Lentisco, dove lui andava a passeggiare anche per godersi lo spettacolo delle sue vigne e dei suoi frutteti sottostanti, un vero e proprio mausoleo, sul crinale, a forma di faro e visibilissimo dal mare, affidandone il progetto all’architetto fiorentino Adolfo Coppedè, scoperto a Roma da un altro grande nome del tempo e amico dei Tonietti, Pilade Del Buono. Peccato che a tale gioiello artistico non venne poi concesso l’uso cimiteriale e questo portò il pregevole manufatto, lontano dal paese e dallo sguardo, a essere, nei decenni, non soltanto soggetto all’usura del tempo ma anche oggetto di scempio da parte di vandali, che l’hanno spogliato di tutti i suoi elementi decorativi e persino della cancellata. Oggi continua a spiccare in tutta la sua imponenza dove lo vollero collocare i suoi committenti, ma per quanto ancora, se continua l’indifferenza delle istituzioni alla sua tutela e già si sono verificati allarmanti crolli? (…)».