26 marzo 2026

AVEVA RAGIONE DANILO: “O vattene. Dammi retta… lo voi capì che te ne devi anda'!”

lomarchetti@ - «Siamo alla fine degli anni ’30 del novecento in una caserma dell’esercito del Regno d’Italia. Il 9 maggio 1936 Mussolini, dal balcone di Palazzo Venezia, aveva proclamato la fondazione dell'Impero fascista. Il sergente Danilo sta girando fra la truppa presente nel cortile, si avvicina a tizio e gli chiede il nome che poi scrive su un foglio, poi si avvicina a caio, ma non scrive nulla sul suo foglio. È la volta di sempronio cui rivolge qualche domanda e poi annota il suo nome. Quel sergente, da lontano, è seguito con lo sguardo da un soldato semplice, suo amico e paesano, il quale gli si avvicina e con tono confidenziale gli dice: “Danilo, o scrivi anche me”. Il sergente lo invita ad allontanarsi. Il militare tuttavia insiste, e insiste ancora: “Danilo, o scrivi anche me... sémo paesani o non sémo paesani”. Il nostro sergente, invita l’amico a scostarsi: “O vattene. Dammi retta… Lo voi capì che te ne devi anda'!". Ma anche alla pazienza c'è un limite. Danilo, quindi, infastidito da quella snervante insistenza, aggiunse nella lista pure il nome dell’amico-paesano. Dopo poco, quest’ultimo fu imbarcato per l’Africa Orientale, dove fu fatto prigioniero dagli inglesi e rinchiuso un campo di prigionia in Gran Bretagna, dove, così insieme agli altri soldati italiani, fu sfruttato come manodopera a basso costo e impiegato nei lavori più umili. Poté ritornare a Rio solo nel 1947. Insomma, aveva ragione Danilo quando gli disse: “Dammi retta, vattene!”. In quella lista c’erano i nomi dei militari da mandare a combattere nella sanguinosa e disastrosa guerra coloniale. Larga la foglia, stretta la via dite la vostra che ho detto la mia…». Lorenzo M.