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- «Lui, minatore convinto comunista che
non si era piegato nemmeno davanti alla squadraccia fascista, si rese conto
come i suoi compagni di lavoro sapevano un sacco di cose di politica e del
partito, fatti di cui lui era all’oscuro di tutto. Eravamo nel dopoguerra,
c’era stato il referendum istituzionale e la Repubblica aveva vinto anche nel
suo paese. Presto si sarebbero eletti i rappresentanti del popolo nel primo
parlamento repubblicano. Il clima politico era in fermento: dopo il viaggio di
De Gasperi negli Stati uniti, comunisti e socialisti erano stati sbarcati dal
governo nazionale. Lo scontro politico con i democristiani si svolgeva in ogni
dove, e innegabilmente fra i minatori dell’Isola d’Elba. I suoi
compagni di partito e di lavoro avevano argomenti forti per controbattere alle
argomentazioni dei loro colleghi della Dc, lui era costretto a tacere poiché
non sapeva cosa dire, insomma, si sentiva menomato. Chiese al capo cellula del
Pci: “Come fate a sapere tutte queste cose?”. Questo rispose: “Come non lo sai
che tutte le sere alle otto trasmette Radio Praga in italiano, è annunciata da tre squilli di tromba”. “Ma dove?”, chiese lui. “Alla radio”, rispose
l’altro. “E dove si compra questa radio?”, chiese lui incuriosito. “Le vendono
Gastone e Barilone”, lo esaudì il compagno. Allora andò da Barilone, che stava
al Sasso come lui, la comprò, la portò a casa, la mise sul mobile, attaccò al
muro l’aereo (il filo di rame che faceva da antenna al muro), girò la manopola
e la accese. L’apparecchio era sintonizzato, per puro caso, su Radio Vaticano,
e subito parti a squarciagola la sigla di: “Cristus vincit, Cristus regnat…”.
Il venditore si era dimenticato di dirgli a casa serviva l’altra manopola. Lui,
infuriato come un toro in calore, agguato l’apparecchio e di corsa lo riportò a
Barilone urlando: “Ripigliati sto cazzo e ridarmi i mi’ soldi, m’hai venduto
una radio democristiana ed io non so che farmene!”. Larga la foglia,
stretta la via dite la vostra che ho detto la mia…». Lorenzo M.
