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| La chiesa di San Rocco |
l.giannoni@
- «Nella prima metà del Novecento vivevano a Rio Marina, in via San Rocco, due
sorelle, Igina e Caterina, dette le Coglie Nere, un soprannome evidentemente
ereditato (per questioni anatomiche) da un antenato maschio. Igina era vedova
con un figlio a carico, mentre Caterina era rimasta signorina, -“Ma non perché
gli fossero mancati i pretendenti”- si affrettava subito a precisare, ogni
volta che il discorso cadeva sul suo stato anagrafico. Il figlio, Carlino, non proprio baciato dalla
fortuna, era cresciuto sgraziato, timido e introverso e con una calvizie ogni
giorno più vasta. Le Coglie nere, donne esperte ed estroverse, erano
possidenti, come si diceva allora, cioè
proprietarie di un discreto podere, in
località La Chiusa, dove si produceva un vino rosso, corposo e delicato, che
vendevano nella loro mescita: un fondo in via San Rocco, proprio sotto la loro
abitazione. Carlino, ahi lui, pur essendone l’unico erede, non era mai stato
raggiunto da uno sguardo femminile, né
casto, né allusivo, fino a quando dal postale non scese una signora non più
giovanissima, ma attraente e ben vestita: forse una nuova sciantosa dei due caffè Chantant che allietavano le notti
riesi. Detta signora, dopo aver fatto una breve, ma accurata ricognizione, del
parco maschi riesi, liberi e benestanti da accalappiare, cominciò a fare gli occhi languidi a Carlino il quale,
del tutto ignaro di questioni amorose, ci cascò come una pera cotta. E dopo una
breve frequentazione clandestina e semi platonica, decise di comunicare alla
famiglia l’intenzione di sposare la forestiera e metter casa nell’appartamento
del Sasso ereditato dai nonni paterni. Igina a Caterina, pur essendo due donne
timorate e specchiate, sapevano, loro sì, come andavano a finire queste
cose, fecero di tutto per dissuadere Carlino, il quale rimase
caparbiamente fermo sulla sua decisione. Fu fissato il matrimonio a un’ora
antelucana nella chiesina di San Rocco, come di solito accadeva alle unioni
contrastate dalle famiglie. Le due
sorelle avevano deciso di seguire l’uscita dalla chiesa ben appostate dietro
una persiana che dava sul sagrato e, appena apparve la coppia, spalancarono le
due ante, e urlarono, con quanto fiato
avevano: ”Figlio mio chi te l’ha fatto fa… ti farà assaggià un po’ di topa,
ma i cacciucchi che ti facevano mamma e zia, te li poi belli che
scorda!”». Lelio Giannoni
