30 aprile 2026

RIO MARINA, LE SORELLE COGLIE NERE: “Ti farà assaggià un po’ di topa, ma i cacciucchi che ti facevano mamma e zia, te li poi belli che scorda!”...

La chiesa di San Rocco

l.giannoni@ - «Nella prima metà del Novecento vivevano a Rio Marina, in via San Rocco, due sorelle, Igina e Caterina, dette le Coglie Nere, un soprannome evidentemente ereditato (per questioni anatomiche) da un antenato maschio. Igina era vedova con un figlio a carico, mentre Caterina era rimasta signorina, -“Ma non perché gli fossero mancati i pretendenti”- si affrettava subito a precisare, ogni volta che il discorso cadeva sul suo stato anagrafico.  Il figlio, Carlino, non proprio baciato dalla fortuna, era cresciuto sgraziato, timido e introverso e con una calvizie ogni giorno più vasta. Le Coglie nere, donne esperte ed estroverse, erano possidenti, come si diceva allora,  cioè proprietarie di un discreto podere,  in località La Chiusa, dove si produceva un vino rosso, corposo e delicato, che vendevano nella loro mescita: un fondo in via San Rocco, proprio sotto la loro abitazione. Carlino, ahi lui, pur essendone l’unico erede, non era mai stato raggiunto da uno sguardo  femminile, né casto, né allusivo, fino a quando dal postale non scese una signora non più giovanissima, ma attraente e ben vestita: forse una nuova sciantosa dei  due caffè Chantant che allietavano le notti riesi. Detta signora, dopo aver fatto una breve, ma accurata ricognizione, del parco maschi riesi, liberi e benestanti da accalappiare, cominciò  a fare gli occhi languidi a Carlino il quale, del tutto ignaro di questioni amorose, ci cascò come una pera cotta. E dopo una breve frequentazione clandestina e semi platonica, decise di comunicare alla famiglia l’intenzione di sposare la forestiera e metter casa nell’appartamento del Sasso ereditato dai nonni paterni. Igina a Caterina, pur essendo due donne timorate e specchiate, sapevano, loro sì, come andavano a finire queste cose,  fecero di tutto  per dissuadere Carlino, il quale rimase caparbiamente fermo sulla sua decisione. Fu fissato il matrimonio a un’ora antelucana nella chiesina di San Rocco, come di solito accadeva alle unioni contrastate dalle famiglie.  Le due sorelle avevano deciso di seguire l’uscita dalla chiesa ben appostate dietro una persiana che dava sul sagrato e, appena apparve la coppia, spalancarono le due ante,  e urlarono, con quanto fiato avevano: ”Figlio mio chi te l’ha fatto fa… ti farà assaggià un po’ di  topa,  ma i cacciucchi che ti facevano mamma e zia, te li poi belli che scorda!”». Lelio Giannoni