24 giugno 2010

Comune unico e legge sulle isole minori si intrecciano. Non è fuorviante il messaggio politico sul comune unico. Avanti senza se e senza ma!!!

marchetti.lorenzo@tiscali.it - «Ma in quale paese vive chi pone il comune unico e la legge sulle isole minori in antitesi?». E’ stata questa la prima domanda che mi sono posto dopo aver scorso la stampa on-line di ieri. Casomai questi due temi si integrano fra loro: un territorio che parla con una sola voce (un unico comune e otto o più municipi) autorevole e forte (31mila abitanti), e una normativa che tutela e valorizza i territori insulari. Nei giorni scorsi il coordinamento politico elbano del Partito Democratico si è incontrato con la deputata Silvia Velo. E’ stata una riunione di approfondimento, operativa e fruttuosa. L’On. Velo, fra l’altro, si è impegnata a presentare un ordine del giorno affinché nella Carta delle autonomie siano riconosciute ai cittadini che vivono nelle piccole isole le uguali opportunità di quelli della terraferma, e a rilanciare il disegno di legge sui territori insulari (trovando le necessarie alleanze politiche). Ma chi ha scritto: «E’ fuorviante, come messaggio politico, indicare che il comune unico...», si presuppone sappia come il comune dell'Isola d'Elba viene, di fatto, introdotto dalle vigenti normative del governo Berlusconi. Queste tagliano risorse economiche e, oltre a ciò, impongono ai comuni sotto i 3mila residenti di associare le loro funzioni fondamentali. Così come vietano agli enti locali con meno di 30mila abitanti di partecipare a società di capitali. Società queste che ad ogni modo, dovranno aprirsi ai privati. Quindi: avanti (senza se e senza ma) col comune unico e con la legge sulle isole minori per difendere (ma per davvero!) gli interessi dell’Elba e degli Elbani.