Riflettendo su “Acciaio” il romanzo di Silvia Avallone sostenuto da un battage pubblicitario intenso. QUESTA LA TRAMA (2)
gisecat3@yahoo.it - I giovani operai della Lucchini (Alessio, Cristiano) sniffano cocaina per andare avanti, rubano il rame, sognano la bella macchina e votano a destra perché Berlusconi non è uno sfigato; quelli maturi non potrebbero essere peggiori: Arturo rinnega la fabbrica per trafficare sporco e rischia la galera; Enrico, gelosissimo della figlia stupenda che sta crescendo, la spia col binocolo dal balcone di casa mentre è al mare con i coetanei e riempie di botte lei e la madre quando sgarrano. Le mogli, pur con qualche velleità di ribellione, restano alla fine passive e succubi: Sandra, che pure lavora ed è impegnata politicamente, si lascia abbagliare dai soldi e dal diamante che il marito-filibustiere le porta in casa; Rosa che ha poco più di trent’anni e ne dimostra il doppio, dopo le violenze di tutta la sua disgraziata vita matrimoniale, non riesce, neppure dopo l’ennesimo gravissimo episodio a trovare la forza di denunciare il marito e finisce inebetita a imbottirsi di tranquillanti e a diventare l’infermiera di un Enrico finalmente innocuo a causa di un incidente stradale. Le case operaie, le scale, i cortili sono squallidi e maleodoranti: vi brulica un’umanità disperata, senza memoria né futuro, plagiata dalla televisione e dalle mode effimere. La scuola per Anna sarà forse un’occasione di riscatto ma Francesca dovrà invece rinunciarci a causa del padre, che la esige a casa, a aiutare la madre, frustrata e depressa: da qui la sua ribellione scandalosa e masochista. Fino al ritrovamento dell’amica che credeva persa per sempre e a quella fuga nell’isola-sogno, anche soltanto per un tuffo nell’acqua trasparente delle Ghiaie. (fine seconda parte) Maria Gisella Catuogno