Riflettendo su “Acciaio”. Io ho conosciuto un’altra Piombino, quella della classe operaia che fiera, mandava i propri figli al liceo (3)
gisecat3@yahoo.it - Non conosco bene la Piombino d’oggi, ma vi ho abitato per un decennio fino a metà degli anni Settanta: il Liceo Classico che frequentavo era a Marina e tutti i giorni, andandoci, potevo salutare la mia Elba. Ho conosciuto una Piombino attiva, dignitosa, fiera del suo stabilimento, popolata da una classe operaia preparata e sensibile, che conosceva il valore della cultura e mandava con grandi sacrifici, i propri figli, se erano bravi, al Liceo Classico, la scuola dei ricchi, della futura classe dirigente. Ho così avuto compagni di scuola che erano di estrazione sociale borghese e che avevano padri medici o avvocati o impiegati e vivevano nelle belle palazzine stile liberty di Salivoli o in quelle, nascoste tra gli olivi, di Montemazzano; ma ho avuto anche compagni, i più – Alessandra, Patrizia, Stefania, Rita, Manrico, Angela, Carla… - che avevano i babbi operai, come il mio, che era un operaio-di mare, e abitavano in case accoglienti, pulitissime e con i fiori sul balcone. E i loro figli erano quelli, spesso, che andavano meglio a scuola, per loro merito ma anche perché la cultura era un valore imprescindibile per le famiglie. L’aria che si respirava era sì viziata dal fumo ma sapeva anche di progetti, di speranze, di voglia di lottare per una società meno ingiusta: gli universitari pisani venivano nelle scuole superiori per raccontarci che succedeva; facevamo assemblee e cortei insieme agli operai dell’Italsider, difendevamo gli spazi di democrazia faticosamente conquistati a scuola Piombino era viva: cinema, teatro, iniziative culturali di vario genere, Biblioteca comunale funzionante… Lo so, sono passati decenni, ma è possibile che di quel fervore, di quella dignità non sia rimasto nulla nella sua gente né sia stato trasmesso, almeno minimamente, ai figli? Non voglio crederci, anche se la Avallone mi racconta il contrario. (fine) Maria Gisella Catuogno