17 giugno 2010

UN’ELBA DIVERSA DA QUELLA DESCRITTA DA TOZZI. Resta solo il turismo e il turismo ha bisogno di turisti, non solo di quelli milionari

ilvicinato@libero.it - (seconda parte) - Quando la sera Tozzi se ne ritorna a casa a Roma gli Elbani devono accendere il fuoco sull’isola per mangiare, magari dopo esserselo guadagnato in continente perché il lavoro non c’è più dopo la chiusura della cementeria, delle miniere, della mancata fabbrica della Menarini. Resta solo il turismo e il turismo ha bisogno di turisti, non solo di quelli milionari, come li vorrebbe la ministra per Montecristo o ambientalisti come li vorrebbe il Tozzi, ma anche turisti di ciccia che vogliono godersi le bellezze di questo nostro arcipelago a costi sopportabili e senza tutte le restrizioni che il presidente da tempo predica e attua a cominciare da Pianosa, che apre e chiude come se fosse un suo castello. Bellezze che restano riservate invece ai soliti noti, come a quelli che si sono insediati da tempo a San Vincenzo o a Capalbio e anche nel parco vicino di San Rossore i quali non tollerano che altri del popolo crasso gli tolgano la vista, gli alzino i decibel, gli occupino la spiaggia o gli intasino la strada. E poi se per viverci, sull’isola, si deve sacrificare qualche passera mattonaia o qualche airone cinerino o ritardare l’arrivo della foca monaca o tagliare la strada a qualche capodoglio fuori rotta, pazienza. Meglio un’isola popolata di cittadini alla ricerca democratica di un equilibrio fra ambiente e necessità di vita che comporta anche un’isola con le costruzioni per le nuove famiglie e per le necessità del turismo, seppur regolamentata da un rigoroso piano intercomunale ora in corso di redazione, che un’isola popolata di fantasmi come Pianosa, pronta solo per un nuovo carcere o per una centrale nucleare. Gabriele Orsini