QUEL SACCHETTO SUL TAMERICIO. I piccoli barbari non pensano al grande barbaro che ha sversato in mare il petrolio, ma al comune che non ripulisce
ilvicinato@libero.it - «Un ampio volo di gabbiani segna un luogo. Un sacchetto di plastica sventrato appeso al ramo di un tamericio. Tutto intorno i resti di una domenica passata al mare: un paio di bottiglie di plastica, lattine di birra e coca cola, pane, carte, bucce, torsoli… Forse l’allegra comitiva aveva pensato di fare una bella opera appendendo il sacchetto al tamericio, una volta risaliti alla strada, ed evitando di buttarlo a mare o nella macchia. Ma poi arrivano i gabbiani ed il vento pensa al resto. Mi dicono che le persone civili si comportano diversamente: mettono il sacchetto nel borsone o nello zaino e lo depositano in un cassonetto e non pretendono di averne sempre uno dietro l’angolo… anche perché, normalmente, sono i primi a lamentarsi per il puzzo. Ma i piccoli barbari sono come il vento, non sanno leggere. Sicuramente si indignano quando vedono qualche macchia di catrame sui sassi. Magari non pensano al grande barbaro che ha versando in mare luridumi oleosi, ma al comune o al parco che non provvedono a pulire». Da una riflessione-appello di Beppe Tanelli