30 novembre 2010

POLITICI INELEGGIBILI DOPO I 60 ANNI. Lo scrivo io che fra due mesi raggiungo quota 59. Non sono né per l’antipolitica, né un rottamatore

marchetti.lorenzo@tiscali.it - Sono favorevole che nelle istituzioni sia prevista una soglia d’ineleggibilità per tutti coloro che hanno compiuto il sessantesimo anno d’età. Mi riferisco ai sindaci e agli amministratori pubblici, sia dei comuni sia delle società partecipate, ma anche ai presidenti, agli assessori e ai consiglieri delle province e delle regioni, nonché ai parlamentari e ai membri del governo. L’unica eccezione la riserverei al Presidente della Repubblica, proprio per il ruolo di garanzia che la Costituzione affida alla massima magistratura dello stato. La stessa regola dovrebbe essere seguita per i segretari e i componenti degli organismi esecutivi di partiti, sindacati e associazioni economiche. Anche qui, per ovvi motivi, dovrebbero essere esclusi i sindacati dei pensionati e, in generale, le organizzazioni della terza età. Non credo di poter essere considerato un fautore dell’antipolitica, né tanto meno un “rottamatore”. Il mio non è nemmeno "giovanilismo di maniera", poiché parto da una constatazione: se già nello scorso secolo il movimento operaio rivendicò la soglia dell‘età pensionabile a sessant’anni, e ora lotta per mantenerla, qualcosa vorrà pur dire! Se no questi giovani resteranno sempre dei “bamboccioni”. Lorenzo (M)