23 ottobre 2011

FAUSTO SOCINI, il senese che interpretò coerentemente l'appello al libero esame e alla libertà di coscienza caratterizzanti la riforma protestante

sardellimichela@gmail.com - Fausto Socini (1539 – 1604) fu profondamente colpito dagli appunti e dagli scritti ricevuti dallo zio Lelio, così decise di rinunciare alla sua comoda vita di uomo di corte e si mise a diffondere le verità che aveva appreso dalla Bibbia. Ricercato dall’inquisizione cattolica si diresse a nord, e in Polonia trovò un piccolo gruppo di anabattisti che si definivano “i fratelli che hanno rifiutato la Trinità”. Per Socini questa religione era chiaramente la più vicina alla verità della Bibbia. Così si stabilì a Cracovia e cominciò a scrivere in difesa della loro causa. Quali erano le loro credenze? Questi sociniani, come in seguito furono chiamati, desideravano più di ogni altra cosa ripristinare il puro cristianesimo insegnato nella Bibbia. Comunque, come Serveto prima di loro, i sociniani erano noti perché negavano la dottrina ecclesiastica della Trinità. Per quale motivo? Fino a oggi gli studiosi ammettono prontamente che la Bibbia non fa alcun riferimento alla Trinità, e che questa fu opera di una teologia creativa, un tentativo di fondere il cristianesimo del IV secolo con la filosofia greca. Che posto poteva avere una dottrina del genere in un movimento che intendeva ripristinare il puro cristianesimo? Nessuno!