22 ottobre 2011

VINCENZO SILVIO, il patriota capoliverese che sfidò la polizia granducale e trascinò il popolo in quella sua magnifica protesta, era il 2 ottobre 1849

ilvicinato@libero.it - «Nel 1849 dalla vicina Portoferraio giungono anche a Capoliveri tristi notizie: un nutrito gruppo di patrioti, alcuni dei quali intimi e sinceri amici di Vincenzo SIlvio, avevano ardito una disperata azione per liberare alcuni confratelli imprigionati nel forte Falcone e, in virtù di ciò, scoperti dalla polizia granducale erano, a loro volta, finiti incatenati nel carcere della città. In questo contesto, il Silvio, esasperato dal fatto di non poter far niente per quei fedeli compagni di tanti esaltanti progetti, perde ogni remora e, incurante delle conseguenze, si affaccia alla finestra della sua abitazione sventolando la bandiera tricolore e pronuncia parole infuocate. Sotto la finestra si formava un consistente concentramento di popolani incuriositi e preoccupati da questa inconsueta reazione del loro paesano. Vincenzo, imperterrito, continua nel suo accorato discorso con una forza, con un eloquenza cosi trasudante di passione che ben presto riesce a trascinare in quella sua magnifica pazzia parte del popolo lì presente e pure un manipolo dei fratelli massoni, sopraggiunti per indurlo a tacere. Quel lontano martedì del 2 ottobre del 1849 fu veramente un giorno memorabile: tutti si aspettavano la violenta reazione della polizia granducale, le botte, le catene e la prigionia. Ma la polizia intimorita dalla grande partecipazione popolare e conscia dello spirito indomito dei capoliveresi, si astenne da ogni azione non accettando la sfida lanciatagli dal Silvio. E fu così che passato il pericolo, l'intero paese si dette per tutta la notte ad una sfrenata festa tra balli, canti e copiose bevute». continua...