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Fonte
Unione delle Chiese metodiste e valdesi - «(…) Non ogni parola della Bibbia è già di per sé automaticamente
“evangelo” però, ci vuole una lettura attenta e un ascolto appassionato, ci
vuole un criterio, una chiave. Per le chiese riformate questa chiave non è né
dettata da un magistero né da trovare in una specie di dogma dell’ispirazione
diretta delle parole della Bibbia, che porterebbe a una comprensione letterale.
La chiave è un criterio di contenuto, come Lutero scrive nella sua introduzione
al Nuovo Testamento (1522): “Euangelion è una parola greca e vuol dire buon
messaggio, buona storia, buona nuova notizia... della quale si canta, si dice e
ci si rallegra... questa è la giusta prova per valutare i libri (della Bibbia
)...”. Ogni iniziativa di evangelizzazione perciò dovrebbe corrispondere a
questo stesso criterio: È un messaggio che fa cantare e rende gioiosi, cioè un
messaggio liberatorio, che aiuta a vivere meglio? Un messaggio che spezza
pregiudizi e accoglie chi prima era emarginato o escluso? Un messaggio che
guarisce le ferite e fa alzare lo sguardo?». Alcuni stralci di una
riflessione di Anne Zell, Pastora evangelica
