ilVicinato@ - Informazione da Facebook - «Le
antiche mappe, a chi le osservi con attenzione e curiosità, possono raccontare
storie interessanti. Come quella di un viaggiatore (o turista ante-litteram),
che si trovi, prima del 1840, a percorrere l’ultima tappa di un excursus
cultural-religioso nei pressi dell’ultimo sito elbano segnato sulla carta,
quello più vicino alla prospiciente costa toscana, e che a quella guarda con
affettuoso distacco. Tale pellegrino immaginario, dopo aver visitato le
principali “stazioni” del suo girovagare, è giunto ora a nord-est e vuole
percorrere il tratto di mulattiera che dalla Marina di Rio porta verso una
“campagna”, come l’hanno definita i locali, ben coltivata, con case sparse e
acqua in abbondanza, con verde di macchia mediterranea alle spalle e azzurro di
mare davanti. Dalle Paffe, il nostro si incammina lungo la Via di Capo Pero per
entrare nel Golfo del Cavo guadando il Fosso Baccetti: alla foce, infatti, tale
rivo è sprovvisto di ponte e non si può evitare, per attraversarlo, di bagnarsi
i piedi a causa delle recenti piogge. Immaginiamo però che sia primavera,
tutt’intorno a lui, e che a rallegrargli il viaggio ci sia il chiasso degli
uccelli e lo stormire di un vento tiepido. Insomma speriamo che la natura e le
condizioni climatiche gli siano propizie e che il suo umore sia decisamente
buono. Il guado non è dunque un problema per lui che è ancora giovane e in
buona salute. Oltrepassato il fosso, si permette una sosta: vuole contemplare
il mare che gli si apre di fronte come una promessa e scrutare con attenzione,
alla sua sinistra, i ruderi ancora in buone condizioni, con i muri in piedi e
l’abside intatta, della chiesa romanica di San Menna, simile ad altre che ha
incontrato nelle sue peregrinazioni elbane, come quelle di Santo Stefano alle
Trane, di San Giovanni e di San Lorenzo». Maria Gisella Catuogno (CONTINUA DOMANI…)
