ilVicinato@ - Informazione da Facebook - «Il
nostro viaggiatore pre1840 camminando ha lo sguardo rivolto a destra, a quel
Mare Toscano che fa da specchio al cielo frantumando i raggi del sole in mille
schegge luminose. All’improvviso però s’imbatte in un ostacolo che lo costringe
ad abbandonare la comoda andatura in pianura: gli si innalza infatti davanti un
autentico promontorio, che la mappa chiama “di Sant’Antonio”, in basso scoglio
e più su roccia e terra, dove attecchiscono lentischi e rosmarini di cui
avverte il profumo già prima di vederli mentre macchie gialle di ginestra interrompono
l’uniformità del verde. Verifica dal vivo quello che la carta disegna: il
promontorio interrompe la continuità dell’arenile di San Bennato e la spiaggia
che si snoda oltre prende il nome di Bolbaja. Comincia dunque a percorrere la
salita ma la sua attenzione è attratta dalla facciata di una chiesetta, per
raggiungere la quale vede un viottolo inerpicarsi alla sua sinistra: sulla
mappa è indicata come Chiesa del Cavo. Non può non soffermarvisi. Arrivato alla
sommità la trova aperta, accogliente, silenziosa; un’immagine di Sant’Antonio,
sotto un grande crocifisso di legno, domina l’altare. Si siede sulla panca
rustica e si gode nella preghiera quella pace. La pensa come la chiesa del buon
viaggio e, ritemprato, esce alla luce del tardo pomeriggio: il profilo della
costa toscana, nitido per la brezza di maestrale che sembra annullare le
distanze, pare rivolgergli un saluto. Intorno, dolci colline, piccole piane e
la trasparenza dell’acqua che parlotta con gli scogli del promontorio. Percorsa
a ritroso la stradina della chiesa, ritorna alla principale e, giunto di nuovo
al livello del mare, scorge nei particolari, intorno a sé, il profilo di una
campagna coltivata: case coloniche, piccoli magazzini, annessi agricoli». Maria Gisella Catuogno (CONTINUA DOMANI…)
