7 febbraio 2024

(3di4): METTI UN VIAGGIATORE DI DUE SECOLI FA, ALL´ARRIVO AL CAVO

ilVicinato@ - Informazione da Facebook - «Il nostro viaggiatore pre1840 camminando ha lo sguardo rivolto a destra, a quel Mare Toscano che fa da specchio al cielo frantumando i raggi del sole in mille schegge luminose. All’improvviso però s’imbatte in un ostacolo che lo costringe ad abbandonare la comoda andatura in pianura: gli si innalza infatti davanti un autentico promontorio, che la mappa chiama “di Sant’Antonio”, in basso scoglio e più su roccia e terra, dove attecchiscono lentischi e rosmarini di cui avverte il profumo già prima di vederli mentre macchie gialle di ginestra interrompono l’uniformità del verde. Verifica dal vivo quello che la carta disegna: il promontorio interrompe la continuità dell’arenile di San Bennato e la spiaggia che si snoda oltre prende il nome di Bolbaja. Comincia dunque a percorrere la salita ma la sua attenzione è attratta dalla facciata di una chiesetta, per raggiungere la quale vede un viottolo inerpicarsi alla sua sinistra: sulla mappa è indicata come Chiesa del Cavo. Non può non soffermarvisi. Arrivato alla sommità la trova aperta, accogliente, silenziosa; un’immagine di Sant’Antonio, sotto un grande crocifisso di legno, domina l’altare. Si siede sulla panca rustica e si gode nella preghiera quella pace. La pensa come la chiesa del buon viaggio e, ritemprato, esce alla luce del tardo pomeriggio: il profilo della costa toscana, nitido per la brezza di maestrale che sembra annullare le distanze, pare rivolgergli un saluto. Intorno, dolci colline, piccole piane e la trasparenza dell’acqua che parlotta con gli scogli del promontorio. Percorsa a ritroso la stradina della chiesa, ritorna alla principale e, giunto di nuovo al livello del mare, scorge nei particolari, intorno a sé, il profilo di una campagna coltivata: case coloniche, piccoli magazzini, annessi agricoli». Maria Gisella Catuogno (CONTINUA DOMANI…)