27 febbraio 2025

UN’ALTRA VERSIONE DEL CASO DI FAUSTA BONINO: “Allora l’assassino maturò l’idea di procurarsi una copertura facendo ricadere i sospetti su un’infermiera del reparto (Fausta)”

ilVicinato@ - «Qualche mese dopo l’omicida fece un tentativo omicida diverso: provò ad usare l’insulina. Tuttavia anche in questo caso (BM) non ottenne il decesso del paziente perché l’insulina provocava si gravissime ipoglicemie, che però erano corrette da massicce infusioni di glucosio operate dai medici in turno. Dopo tre giorni di tentativi infruttuosi decise di abbandonare questo sistema e di ritornare all’eparina a dosi più elevate. Nell’autunno inverno 2014 l’assassino riuscì a portare a termine cinque omicidi: PE, la cui causa di morte fu considerata un’alterazione della coagulazione da infezione; SA che presentava comunque una coagulopatia da cattiva gestione degli anticoagulanti orali; BM ricoverata per ematoma cerebrale traumatico divenuto poi inarrestabile a seguito delle alterazioni della coagulazione compatibili con la presenza di eparina; e SE e ML, deceduti per shock emorragico durante e dopo intervento chirurgico. In questo periodo l’assassino maturò l’idea di procurarsi una copertura facendo ricadere i sospetti su un’infermiera del reparto (Fausta). Innanzi tutto fece combaciare il tempo di somministrazione dell’eparina con i turni, quasi sempre e solo pomeridiani di quest’infermiera, poi cominciò a spargere la voce che portava sfortuna  ai degenti perché “spesso” (?) si avevano decessi nel suo turno. Nel frattempo una rivalutazione dei casi di alterazione della coagulazione fu praticata dal responsabile del laboratorio di ematologia dell’ospedale, messo in sospetto dall’eccessivo numero di essi. Una consulenza personale con un’ematologa di Firenze fece emergere per la prima volta l’idea che dietro questi casi vi potesse essere una somministrazione indebita di eparina. Ai primi di gennaio 2015 ci fu il decesso per emorragia da alterazioni della coagulazione di MF; il responsabile del laboratorio di ematologia inviò allora un campione all’ospedale di Firenze per la ricerca dell’eparina, che venne evidenziata, a livelli altissimi, con metodo indiretto. Ma ancora la dirigenza medica e sanitaria dell’ospedale di Piombino non prese posizione sull’eventuale somministrazione indebita del farmaco. Ci volle un altro caso di morte per emorragie con reperto di alti livelli di eparina nel sangue (CM) (marzo 2015) per convincere i dirigenti dell’ospedale e dell’ASL a coinvolgere la Procura di Livorno, che a maggio 2015 inviò i carabinieri del NAS - continua…». Aldo Claris Appiani e Lorenzo Marchetti