28 febbraio 2025

UN’ALTRA VERSIONE DEL CASO DI FAUSTA BONINO: “E si convinsero che la somministrazione dell’eparina per via diretta fosse l’unica plausibile”

ilVicinato@ - «L’indagine ufficiale dei carabinieri prese avvio con la richiesta d’istituire una commissione interna dell’ospedale che fornisse elementi più precisi d’ipotesi investigative. Questi elementi furono: L’idea che il metodo praticato per la somministrazione dell’eparina fosse la somministrazione diretta in vena con siringa; L’individuazione di un intervallo temporale tra la comparsa di sintomi clinici e di laboratorio legati alla presenza di eparina e la somministrazione diretta. L’incrocio di questi dati con i turni del personale in servizio (timbratura del cartellino amministrativo). I descritti elementi furono fondamentali al piano dell’assassino e portarono alla convinzione che la somministrazione per via diretta fosse l’unica plausibile, solo le persone con timbratura del cartellino potessero avere accesso in un reparto blindato. Alla fine ne risultava che Fausta era apparentemente l’unica sempre presente in reparto e l’unica che avesse la possibilità di una somministrazione diretta, che era giudicata di quasi istantanea esecuzione. Nessun’altra indagine né strumentale (video, ricerca dell’eparina nel materiale di uso sanitario), né d’interrogatorio fu eseguita. A fine giugno 2015 ci fu l’ennesimo decesso da eparina nonostante la presenza degli investigatori in reparto. Qui però qualcosa doveva essere andato storto al piano dell’assassino perché egli ritenne di correggere l’orario del diario clinico del paziente in modo da spostare il famoso intervallo da un tempo in cui poteva essere riconosciuto a uno in cui aveva un alibi inattaccabile. E la cosa funzionò perché anche questo decesso fu ascritto all’infermiera Fausta - continua…». Aldo Claris Appiani e Lorenzo Marchetti